Pescara, la 90enne più moderna d’Italia

13 Gennaio 2017

Cerimonia solenne per celebrare la nascita del Comune nel 1927. Alessandrini: «Possiamo espanderci come Los Angeles»

PESCARA. Una città nuova, moderna e policentrica, nata appena 90 anni fa alla foce del fiume Pescara, tra la collina e il mare, nel cuore della nazione che ha il 50 per cento del patrimonio artistico mondiale.

Un esempio unico in Italia, cresciuta a partire da una colonia di ferrovieri che si è poi allargata arrivando a contare 120mila abitanti. Pescara, patria di D'Annunzio, Flaiano, dell'eroe Gabriele Manthonè e di Antonino Liberi, ha compiuto ieri i suoi primi 90 anni ed è stata festeggiata dall'amministrazione con un consiglio comunale solenne a cui hanno preso parte le autorità civili e religiose e le nuove leve della società di domani.

Seduti tra centinaia di studenti del liceo classico D'Annunzio, dello scientifico Galilei e dell'istituto Aterno-Manthonè, l'arcivescovo monsignor Tommaso Valentinetti, il prefetto Francesco Provolo, il comandante dei carabinieri della compagnia di Pescara Claudio Scarponi e il presidente della Provincia Antonio Di Marco. Autorità investite del difficile compito di riuscire a tramandare alle generazioni future il bagaglio di esperienze del passato, la tradizione storica e l'identità culturale di una città che, dopo la ferocia della guerra e dei bombardamenti, ha conquistato la medaglia d'oro al merito civile. «Abbiamo il dovere morale e civico di continuare a proiettarla in un futuro di benessere, prosperità e progresso, in una prospettiva che vada oltre i confini della città stessa in una visione metropolitana sempre più ampia ed europeistica», ha detto il sindaco Marco Alessandrini citando tra i personaggi di spicco del capoluogo adriatico anche i calciatori campioni del mondo Oddo e Grosso, il ricercatore Alessandro Angelucci morto in Turchia durante una missione scientifica e la 26enne Jennifer Sterlecchini, vittima di un terribile atto di femminicidio.

Correva l'anno 1927 quando fu firmato il decreto di unificazione tra Castellamare Adriatico e Pescara, originariamente due piccoli centri urbani sorti sulle due sponde del fiume Aterno-Pescara che diventarono provincia grazie all'interessamento di Gabriele D'Annunzio e Benito Mussolini. Risale all'11 gennaio la pubblicazione sulla Gazzetta Ufficiale, mentre è dal giorno successivo che la città inizia ufficialmente il suo cammino nell'era moderna, complice l'incremento demografico e lo sviluppo industriale. «La nostra Pescara», ha proseguito Alessandrini, «ha ben poco di antico e storico, ma appare come una delle poche città moderne d'Italia. Pescara è una città americana in Italia, col piccolo nucleo indigeno che sopravvive in un angolo. Si è sviluppata lungo il mare e continua a crescere. Manca d'un vero centro, ma può espandersi senza limite per addizioni successive, come Los Angeles».

Descritta come «una città ribollente, confusa, in cui uomini e gruppi affluiscono, si addizionano e si accavallano come onde», etichettata come «la più abruzzese delle città abruzzesi», ma anche come «l'opposto della regione, mecca e miraggio dei popoli di montagna», oggi come ha ricordato il primo cittadino Pescara è «una splendida novantenne, tra un po’ ragazza del secolo». «L'essenza della città è di accogliere e andare avanti», ha aggiunto il presidente del consiglio comunale Antonio Blasioli citando Ettore Janni, direttore del Corriere della Sera di origini abruzzesi, che una volta parlò di Pescara come una «città tutta in fermento di grandezza, che sarà, domani, la terza città adriatica fra Ancona e Bari».

«Era la prima metà del Novecento», spiega Blasioli, «questa frase segna la nostra identità e un traguardo che non abbiamo ancora completamente raggiunto, sebbene il cammino che siamo riusciti a fare in questi primi 90 anni dice che siamo sulla buona strada. La città deve rappresentare il libro di storia aperto di ogni cittadino, la sintesi dei valori del passato».

«Le Province sono elementi costitutivi e necessari della Repubblica», commenta Antonio Di Marco, «è quasi paradossale che le celebrazioni di oggi stiano a sottolineare l'importanza della nascita di un ente come la Provincia dopo anni in cui si è dibattuto sulla sua presunta "inutilità", rigettata di fatto con il fallimento della riforma costituzionale».

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