Pescara: malore in auto, muore dipendente Fater

3 Maggio 2020

Giulio Liberato, 51 anni, si è accasciato sul volante in via Raiale dopo il lavoro

PESCARA. Un malore mentre era in macchina, in via Raiale, dopo il lavoro. Si è accasciato sul volante e il veicolo, che procedeva lentamente, è finito contro un’auto in sosta. Giulio Liberato, 51 anni, pescarese, è morto così, giovedì pomeriggio.
Era da poco uscito dalla Fater, dove lavorava, e la tragica notizia si è diffusa rapidamente, lasciando tutti senza parole tant’è che l’azienda ha annullato immediatamente la conference call con Cgil, Cisl, Uil, Cisal e Ugl che era prevista di lì a qualche minuto, alle 17.
In via Raiale è arrivato il personale della squadra volante, diretta da Paolo Robustelli, ma per il 51enne non c’è stato niente da fare se non il trasporto in ospedale, in obitorio, dove è stato eseguito un esame esterno, con degli accertamenti, per risalire alle cause della morte, riconducibili a un malore improvviso.

Lo conosceva bene Gianni Di Teodoro, in Fater da una vita: si era avvicinato con una certa curiosità a Giulio, che nel reparto Baby Care (Pannolini) revisionava e riparava apparati elettromeccanici, ed era un grande esperto di informatica. «A mensa era sempre solo e così un giorno gli dissi: ‘Perché non ti avvicini?’, e poi usai la mia frase tipica ‘Chi cì capit?’ e lui cominciò a parlare come un fiume in piena». Con il passare del tempo, Di Teodoro ha capito che la riservatezza del collega era semplicemente un modo per «non essere invadente, forse era troppo educato, anche perché era solo in ufficio e non aveva modo di socializzare. Ma da allora mi cercava lui a mensa e ogni mattina mi prendevo dieci minuti per bere un caffé con lui che aveva sempre qualcosa da dire, una notizia, e non era mai scontato», aggiunge Di Teodoro. «Giulio era uno show”, come dire uno spettacolo di persona, un uomo «squisito, molto preparato culturalmente e quando non sapeva qualcosa, si documentava. Era un profondo conoscitore del mondo anglosassone e mi ha avvicinato, nella lettura, ad alcuni autori che non conoscevo, passandomi dei libri. Per me era una miniera, tante ne sapeva, ma non era né presuntuoso né spavaldo. Anzi, nella mia lunga presenza in azienda, è stato l’unico che ha offerto dei pasticcini ai colleghi dopo aver ricevuto un premio. Aveva delle capacità uniche sui macchinari che doveva riparare». E fuori dal lavoro «viveva con la madre, che era il suo faro, mentre il fratello si è stabilito a Londra». Armando Ciarcelluti, presidente del Cral Angelini e coordinatore sindacale per la Uiltec, che quel pomeriggio ha saputo tra i primi della tragedia, è sgomento per la morte del collega, «taciturno ma molto, molto serio. E purtroppo nei giorni scorsi ci ha lasciato anche un altro collega, Roberto Di Palma, pure lui 51enne. Era malato da anni, ma non ce l’ha fatta».
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