Pescara, mare da salvare: una barriera di 125 metri contro l’inquinamento

Ecco il progetto inviato ieri al ministero: galleggianti e scogliere più basse per fermare l’acqua del fiume sulla costa. Lunedì fissato un nuovo vertice
PESCARA. Un serpentone galleggiante di 125 metri, simile a quelli utilizzati per tamponare gli sversamenti di idrocarburi in acqua, avrà il compito di salvare il mare di Pescara. Posizionata perpendicolare alla spiaggia, questa barriera mobile, insieme ad uno sfoltimento di tre file di scogliere a nord, dovrebbe riuscire a fermare il deflusso del fiume sul litorale e quindi anche l’inquinamento. Ecco cosa prevede il progetto che il consigliere delegato dal sindaco a risolvere i problemi del mare e del porto Riccardo Padovano ha inviato ieri al responsabile delle Opere marittime di Marche, Abruzzo e Molise Enrico Bentivoglio per un parere tecnico. Il dirigente ministeriale era stato già contattato telefonicamente, giovedì scorso, da Padovano e dal vice sindaco e assessore al demanio Enzo Del Vecchio. In quella telefonata, Bentivoglio ha preannunciato una sua visita a Pescara per lunedì prossimo.
In attesa del suo arrivo, Padovano ha voluto accelerare i tempi inviando subito il progetto, accompagnato da una breve relazione tecnica. «Gentilissimo ingegner Bentivoglio», ha scritto Padovano nella lettera allegata alla “Proposta di riduzione dell’inquinamento delle acque di balneazione sul litorale nord di Pescara”, «facendo seguito ai vari incontri tenutisi negli ultimi giorni con Comune, Regione e Capitaneria di porto sulla tematica inquinamento delle acque del fiume Pescara e del tratto di litorale immediatamente a nord del porto canale di Pescara, sono a ribadirle le seguenti opere che dovrebbero creare un miglioramento delle condizioni».
Da qui, l’elenco degli interventi indicati nel progetto di massima inviato ieri. «Lo sfoltimento», si legge nella relazione, «delle prime tre barriere frangiflutti a nord della foce del fiume Pescara consentirebbe una maggiore circolazione di acqua salata sottocosta con una riduzione dell’inquinamento». E ancora: «Il posizionamento di una barriera mobile galleggiante, che parta dalla punta sud della prima scogliera a nord della foce del fiume Pescara, perpendicolare verso riva, per limitare l’ingresso dell’acqua dolce sottocosta». «Di quanto sopra le allego un elaborato grafico», ha aggiunto Padovano, «spero di incontrarla a Pescara la prossima settimana, in modo da analizzare meglio il tutto e fare in modo che, le suddette opere, possano essere realizzate entro la fine del mese di maggio, almeno per quanto concerne lo sfoltimento delle tre barriere».
La barriera galleggiante, comunque sarà lunga 125 metri. Verrà realizzata con materiali ecocompatibili, simili a quelli utilizzati in diversi laghi e nel mare Adriatico per arginare gli sversamenti di idrocarburi. Ora manca, però, un quadro finanziario delle opere da realizzare. Secondo Padovano, lo sfoltimento delle tre scogliere a nord dovrebbe comportare una spesa di circa 25-30mila euro. Più elevato il costo della barriera mobile che, a detta del consigliere delegato al mare e al porto, potrebbe superare i 150mila euro. «Per coprire il costo delle scogliere», ha affermato, «si può attingere a una parte della somma stanziata nel capitolo di bilancio per il dragaggio. Invece, per la barriera galleggiante, dovrà essere la Regione a farsi carico della spesa. La barriera, tra l’altro, può essere utile anche in futuro, perché potrà essere utilizzata anche in caso di emergenza, se si dovesse verificare uno sversamento in mare, oppure per arginare la mucillagine, fenomeno che si ripresenta puntualmente sulla costa ad ogni estate».
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