Pescara, operaio ucciso in casa con tre coltellate

15 Novembre 2012

L'omicidio in via Leopardi: Nicola Bucco, 53 anni, conosceva il suo assassino. Il corpo scoperto da un amico che ha trovato la porta aperta

PESCARA. Una coltellata alla gola, almeno due all'addome. L'hanno ammazzato così Nicola Bucco, 53 anni, un passato complicato e un presente da operaio delle autostrade e marinaio a tempo perso. L'hanno ammazzato ieri pomeriggio nella casa che aveva preso in affitto da qualche mese, al piano terra di un palazzo in via Leopardi. A trovarlo è stato un amico. Quando è arrivato la porta dell'appartamento era aperta, il gas acceso. Bucco era piegato su un mobiletto della cucina, in un lago di sangue. Il resto della casa era in ordine, almeno a prima vista. Erano passate da poco le cinque del pomeriggio.

IL RITROVAMENTO. A trovare il corpo di Nicola è il suo amico e coinquilino Vittorio Massacesi, proprietario di un bar al mercato ittico, che Bucco frequentava assiduamente. Secondo il racconto fatto agli uomini della mobile di Pierfrancesco Muriana quando Massacesi arriva in via Leopardi la porta dell’appartamento, che dà direttamente sulla strada, è aperta. L’uomo entra e vede l’amico piegato su un mobiletto della cucina, circondato da un lago di sangue. C’è un fornello ancora acceso, Massacesi lo spegne e chiama il 118. Medico, infermiere e autista dell’ambulanza arrivano in un attimo, entrano nell’appartamento e capiscono subito che non c’è più nessuno da soccorrere. Il 113 lo chiamano loro.

IL DOLORE. In un attimo via Leopardi si riempie di polizia. Arrivano gli agenti della Mobile, quelli della Volante, la Scientifica. Arrivano anche i parenti di Nicola Bucco. La prima è la sorella Patrizia, sposata con Walter, impiegato del Comune. «Che è successo? Che è successo? Lo voglio sapere», urla. Poi si sente male. Intanto la polizia ha portato in questura Massacesi per interrogarlo. In via Leopardi arrivano anche l’altra sorella, Sabrina, e l’ ex moglie di Bucco, Maila, che non smette un attimo di piangere, con il figlio ventenne Francesco. Arrivano i curiosi, i vicini di casa, i proprietari dell’appartamento che Bucco aveva affittato in primavera insieme a Massacesi, che però spesso stava dai fratelli. In via Leopardi arrivano anche il questore Paolo Passamonti, il pm Gennaro Varone e il medico legale Cristian D’Ovidio. Anche l’ex moglie di Bucco e il figlio vengono portati in questura per essere interrogati, così come l’equipaggio del 118.

LE INDAGINI. «Siamo al punto di partenza», ha detto ieri il questore. Ma qualche elemento su cui lavorare gli investigatori ce l’hanno. I risultati del primo esame sul cadavere di Bucco dicono che chi l’ha ucciso ha sferrato almeno tre coltellate. Quella mortale ha tranciato la carotide, le altre due hanno colpito l’addome. A uccidere Nicola Bucco, con tutta probabilità, è stato qualcuno che lo conosceva. Perché la porta, ha detto Massacesi alla Mobile, era aperta e c’era anche qualcosa sul fuoco.

Dell’arma, invece, ancora non c’è traccia. Per tutto il pomeriggio gli agenti l’hanno cercata con le torce sotto le macchine e nei cespugli di via Leopardi, ma senza successo.

Resta ancora da stabilire con precisione l’ora dell’omicidio, ma non si può sbagliare di molto. Mentre si disperava in via Leopardi un amico ha spiegato di aver sentito Bucco per telefono intorno alle due. «Mi ha detto “mi mangio qualcosa e ci vediamo dopo”», ha raccontato l’uomo, «era tranquillo. Altre volte l’avevo sentito nervoso magari, ma oggi proprio no». Anche Massacesi ha detto di aver visto Bucco intorno alle 14 nel suo bar. Proprio in quel bar che la vittima frequentava assiduamente e sul quale non è escluso che si concentrino le indagini.

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