Pescara, pugni e coltellate al tassista, arrestati

24 Novembre 2015

Incastrati da bancomat e telefoni: due pescaresi presi dalla polizia e accusati dell’agguato dello scorso gennaio

PESCARA. La polizia ha dato un nome e un volto ai due rapinatori che la notte tra il 28 e il 29 gennaio rapinarono, dopo essersi spacciati per clienti, un tassista di 54 anni in servizio a Pescara.

Si tratta di Andrea Sborgia, 40 anni, originario di Ortona e residente a Pescara e di Massimo Rendine, 41 anni, pescarese figlio del noto titolare della scuola di dattilografia di via Pisa ormai scomparso.

Con le accuse di rapina aggravata, lesioni e utilizzo fraudolento di carta di credito ieri mattina i due sono stati arrestati dalla squadra Mobile diretta da Piefrancesco Muriana su ordinanza di custodia cautelare in carcere disposta dal gip Maria Michela Di Fine su richiesta del pm Gennaro Varone. A incastrare i due, che quella notte tesero al tassista un vero e proprio agguato chiamandolo sul numero del radiotaxi in via Tevere (traversa tra via Salara Vecchia e via Volta), ci sono una serie di indizi. Il primo: dalle immagini riprese da una telecamera dell’Unicredit di via del Circuito si vede una persona del tutto simile a Sborgia che, subito dopo il colpo fa due prelievi da 250 euro con il bancomat del tassista. Il secondo: il numero telefonico usato per la chiamata al Radiotaxi è intestato alla ex convivente di Sborgia. E infine, i tabulati telefonici: dall’analisi del traffico telefonico gli investigatori oltre a evidenziate i ripetuti contatti telefonici tra i due il giorno prima della rapina e fino alle 20,45 di quella sera, riescono a localizzare le utenze dei due agli stessi orari e negli stessi luoghi quella notte, come confermerebbe il controllo della Polstrada che alle 2,20, un’ora e mezza dopo la rapina, ferma i due a Montesilvano all’interno della stessa macchina.

Sarebbe questo, in sintesi, il quadro indiziario che incastra i due, ritenuti i responsabili della rapina in cui il tassista, all’una meno dieci dello scorso 29 gennaio viene chiamato in una traversa alle spalle della Tiburtina. Quando arriva carica i due, uno con il passamontagna che sale dietro, e uno a volto scoperto che si siede accanto e che, dopo pochi metri, gli ordina di accostare. Comincia così l’incubo del lavoratore al quale sotto la minaccia di un coltello, con cui viene ferito all’addome e a una gamba, e dopo i pugni sulla testa e in volto, i due finti clienti rapinano il portafogli con 170 euro e il bancomat. Poi, dopo avergli tagliato due gomme dell’auto, minacciandolo di non dire niente a nessuno perché l’avrebbero ritrovato tramite i documenti nel portafogli, i due scappano portandosi via anche il tom tom e il telefonino del tassista. Il quale, sotto choc e sanguinante (in ospedale gli danno 15 giorni di prognosi) ferma un ragazzo in motorino e gli chiede di chiamare i soccorsi. Ieri la cattura dei due presunti responsabili.©RIPRODUZIONE RISERVATA