Pescara, rapinatore di banche si difende: sarò padre mi servono i soldi

29 Ottobre 2014

Si è giustificato così Marco Castrignanò, il 29enne leccese, già in carcere per il colpo alla Tercas di via Fabrizi e ora accusato anche della rapina del 19 settembre alla Carichieti di via Gobetti

PESCARA. Rapinava banche per mantenere la famiglia, sapendo che di qui a poco arriverà un pargoletto e le spese aumenteranno, a casa. Si è giustificato così Marco Castrignanò, il 29enne leccese che ieri mattina si è visto recapitare in carcere una misura cautelare perché ritenuto il responsabile della rapina effettuata il 19 settembre ai danni della Carichieti di via Gobetti. L'uomo si trovava già dietro le sbarre, essendo stato arrestato a Pescara il 20 ottobre subito dopo la rapina ai danni della Tercas di via Nicola Fabrizi, quando gli è esplosa tra le mani, in mezzo alla strada, una delle mazzette portate via dall'istituto di credito.

Sono stati gli uomini della squadra mobile, diretti da Pierfrancesco Muriana, a occuparsi delle indagini e a risalire al leccese che il mese scorso è riuscito a portare via 5.955 euro dalla Carichieti. Il pugliese, sorvegliato speciale di pubblica sicurezza con obbligo di soggiorno a Lecce, è arrivato a Pescara appositamente, con il treno, per commettere la rapina. E' entrato in banca con un cappellino in testa e senza armi, si è fatto consegnare il denaro e si è allontanato a piedi. Una volta fuori si è tolto il berretto e, passando sotto le telecamere di un negozio, è stato ripreso nitidamente e proprio questi fotogrammi hanno consentito alla polizia di individuarlo con più facilità.

L'immagine è stata diramata a tutte le questure d'Italia, per capire chi fosse, e da Lecce è arrivata l'indicazione sulle generalità dell'uomo, già conosciuto dalle sue parti. A quel punto la sua foto è stata mostrata ai testimoni della rapina che lo hanno riconosciuto e, quindi, incastrato. Quando le indagini erano ormai al capolinea Castrignanò ha deciso di effettuare una seconda trasferta a Pescara per cui è tornato, sempre in treno, e ha assaltato la Tercas ma, una volta fuori da lì, è stato acciuffato nel giro di pochi minuti dalla volante, che lo ha inseguito e preso in pieno centro. Con le spalle al muro ha tentato di giustificarsi, dicendo che la moglie è incinta e deve preoccuparsi fin da ora del futuro del figlio.

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