PESCARA
«Chiediamo una Pescara più sicura, dove poter lavorare senza la paura di essere accoltellati. Abbiamo paura per i nostri bambini, per le nostre famiglie. Non possiamo più vivere nel terrore, qualcuno deve intervenire». Questa la denuncia che ieri pomeriggio ha spinto i negozianti bengalesi, da circa vent’anni residenti in città, a manifestare per chiedere «una maggiore presenza dello Stato e un piano di sicurezza mirato contro la criminalità». La protesta, che ha visto la partecipazione di circa 50 commercianti, è nata dall’esigenza di tutelare le attività commerciali situate nel quadrilatero centrale, nell’area compresa tra corso Vittorio, via Mazzini, via Quarto dei Mille, via De Amicis e piazza Santa Caterina. Secondo quanto dichiarato dalla comunità bengalese, la zona «è interessata da continui episodi di violenza e tentativi di estorsione da parte di gruppi da poco arrivati in città. Ma non possiamo dire la provenienza, non vogliamo fare nomi perché abbiamo paura di ritorsioni».
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Il corteo è partito alle 17.30 dalla stazione vecchia, snodandosi lungo corso Umberto fino a raggiungere piazza Salotto. In testa alla manifestazione il commerciante Rahman Mizanur, 43 anni, promotore dell’iniziativa e vittima di una recente aggressione: i fatti risalgono allo scorso 19 maggio, quando un cittadino marocchino di 22 anni – successivamente tratto in arresto dalle forze dell’ordine – è entrato nel negozio di Mizanur tra via Quarto dei Mille e corso Vittorio, tentando di sottrarre della merce. Al rifiuto del titolare e alla richiesta di saldare il conto, è scaturita una colluttazione in cui il commerciante è stato colpito al volto. Poco dopo, l’aggressore è tornato sul posto armato di coltello, ferendo al braccio sia Mizanur sia un dipendente presente all’interno del locale. Durante il corteo di ieri, Mizanur ha mostrato i segni delle lesioni subite, denunciando una situazione di degrado e reiterati episodi di violenza che «ogni giorno colpiscono gli operatori commerciali del centro città, senza che nessuno intervenga». Accanto a lui, visibilmente provato, si sono schierati i colleghi Ahmed Mahbub, 46 anni, storico commerciante di via Leopoldo Muzii, Rahman Shydur e Sumon Mahammed. Tra gli slogan esposti sui cartelli durante il percorso, sono emersi messaggi volti a chiedere interventi preventivi contro la criminalità: “Chiediamo misure efficaci per una città migliore”; “Vogliamo sentirci liberi e al sicuro”; “Più controllo e giustizia”. Mentre le testimonianze raccolte tra i presenti restituiscono l’immagine di una comunità profondamente esasperata e stanca di subire violenze. «Viviamo a Pescara da tanti anni ormai, siamo cittadini italiani, paghiamo le tasse e meritiamo rispetto. Non vogliamo più vivere nel terrore, ma in un luogo dove potersi sentire liberi e protetti. E invece negli ultimi anni, purtroppo, la paura è diventata costante», dichiarano i negozianti Mahbub, Shydur e Mahammed. «Chiediamo più tutele, più controlli e la fine di questa spirale di violenza. Lavoriamo ogni giorno con l’angoscia di essere derubati o accoltellati, un problema che ormai è diventato quotidiano. Siamo commercianti, adempiamo a ogni dovere: allora perché siamo costretti a vivere in queste condizioni? Il copione si ripete ogni giorno e non abbiamo più le forze di gestire la situazione: gruppi di stranieri entrano nei negozi, sottraggono la merce e si rifiutano di saldare il conto. Se osiamo chiedere il pagamento, passano immediatamente alle minacce con i coltelli». La comunità chiede risposte immediate alle istituzioni locali e autorità: «Di fronte a questa situazione, chiediamo con forza una presenza costante e serrata delle forze dell’ordine, con controlli ripetuti anche dieci volte al giorno. Per il momento, molte denunce cadono nel vuoto: i furti si susseguono e tutto finisce lì, senza conseguenze per chi delinque. Ma non finisce qui: ci rompono le vetrate dei negozi alle 4 del mattino per svuotare la cassa, ogni volta dobbiamo pagare 500 euro per rimettere tutto in regola e assistiamo continuamente a scippi e rapine ai danni degli anziani per strada». E concludono: «La situazione è critica, solo due giorni fa un ragazzo è stato accoltellato, mentre un altro commerciante è stato colpito violentemente con una bottiglia di birra. Non si può più aspettare».