Pescara, sit-in in difesa della riabilitazione

30 Agosto 2014

Protesta davanti all’assessorato regionale alla sanità di pazienti e fisioterapisti del Santa Caterina di Francavilla

PESCARA. «Non togliete la piscina... per noi è vita», «tagliate il vostro stipendio, non tagliate la riabilitazione». Questo il contenuto di alcuni dei cartelli di protesta che, ieri mattina in via Conte di Ruvo a Pescara, davanti al portone dell'assessorato alla Sanità, ha esposto una quarantina di persone tra utenti, familiari e fisioterapisti dell'Istituto Santa Caterina di Francavilla (convenzionato dal 1980 con la Regione Abruzzo come centro di riabilitazione per neurolesi e mutolesi) per manifestare contro la decisione della struttura di sospendere le attività di riabilitazione in piscina.

Ben 86 gli utenti, tra bambini, ragazzi e adulti, che dal 9 agosto sono rimasti senza questo importante strumento. La scelta sarebbe stata motivata, tanto per cambiare, a causa dei costi per la manutenzione della vasca. A pagare, come al solito, gli utenti e i loro familiari, che da un giorno all'altro si ritrovano senza un'attività che in questi anni ha regalato una vita migliore e più dignitosa a persone costrette a convivere con gravi problemi motori e neurologici. Al posto degli esercizi in acqua con l'assenza di gravità, e dunque in una condizione molto facilitata, a tutti gli utenti sono state aumentate le sedute in palestra. Purtroppo non ci sono alternative visto che gli altri due centri più vicini, il Don Orione e il Paolo VI a Pescara sono al completo e non in grado di ricevere altri pazienti almeno fino al prossimo anno, mentre nella provincia di Chieti c'è solo un altro centro a Vasto. Ieri mattina una delegazione di genitori e fisioterapisti è stata ricevuta negli uffici dell'assessorato alla Sanità dove però non era presente l'assessore Silvio Paolucci, in vacanza e che non rientrerà prima del 5 settembre.

O almeno così è stato riferito alla delegazione, alla quale è anche stato detto che il problema è generalizzato a tutti i centri di questo tipo e che si dovranno reperire risorse per riattivare il servizio. Intorno al 15 settembre, è stato programmato un incontro con Paolucci. «Caro assessore», dicono le mamme in coro, «noi e i nostri figli non possiamo nemmeno permetterci le vacanze». Il problema andrebbe risolto nel più breve tempo possibile, come spiegano Eugenia Orlandi e Myles Parker, due dei fisioterapisti: «Qualsiasi provvedimento va preso il più presto possibile, i ragazzi non possono stare senza terapia riabilitativa. In acqua, con l'assenza di gravità, i ragazzi si possono muovere e dunque è una terapia attiva. Adesso, invece i ragazzi si bloccheranno perché la terapia sul lettino è passiva. Questo aspetto deve pesare sulla coscienza di chi ha deciso il blocco delle attività». Tra i pazienti Cristian, un ragazzo di 18 anni che da 15 fa 8 terapie settimanali in acqua e si alza solo due volte al giorno dalla sedia a rotelle. Senza l'attività in acqua si acuisce il problema della scoliosi. Katia e Debora, 41 e 37 anni, frequentano da 25 anni la piscina, e come sottolinea la mamma Maria, Katia in acqua riesce a camminare, ma senza riabilitazione non lo farebbe più da tempo. «Sarebbe ora di smetterla», conclude Parker, «di pensare che tagliando la spesa si risolvano i problemi, visto che per l'utenza i problemi restano. L'istituto Santa Caterina è convenzionato con la Asl che dovrebbe preoccuparsi di questo».

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