Pescara, una pista ciclabile mette a rischio 50 posti di lavoro

27 Dicembre 2015

L'8 gennaio si discuterà al Tar il ricorso presentato da imprenditori e residenti di via Aldo Moro contro il progetto del Comune. Le due aziende che rientrano nel percorso non avranno più lo spazio necessario per le loro attività e i residenti perdono 130 posti auto

PESCARA. Due aziende a rischio chiusura a causa di una pista ciclabile. Succede a Pescara, dove i terreni in cui hanno sede Soget di Gabriele Liberatore e VaMar di Valerio Candeloro e Regina Ciccarelli rientrano nel percorso stabilito dall’amministrazione comunale per il primo lotto del percorso ciclabile nel tratto compreso tra via Aldo Moro (quartiere San Marco) e via Cavour (piazza Duca degli Abruzzi). L’esproprio dei terreni rischia seriamente di compromettere l’operatività aziendale ed entrambi i proprietari denunciano che a causa del progetto del Comune di Pescara saranno costretti a lasciare a casa circa 50 dipendenti con relative famiglie.

[[(standard.Article) Pista ciclabile in via Moro Spariscono 130 posti auto

Nel caso in cui venisse realmente realizzato il percorso ciclabile, il dover chiudere le aziende non sarebbe una scelta ma una naturale conseguenza. Infatti la proprietà della Soget verrebbe tagliata in due e non sarebbero più utilizzabili la pompa del gasolio aziendale per fare il pieno ai camion, l’area lavaggio e l’officina meccanica. Ogni anno per rifornire i mezzi è necessario un milione di litri di carburante, considerando che con la pompa aziendale si ha un risparmio di circa 20 centesimi al litro, l’aggravio sarebbe di 200mila euro. Lavare ogni singolo Tir (in totale sono 54) costerebbe circa 200 euro a settimana (circa 11mila euro ogni 7 giorni) e rivolgersi a officine esterne per la manutenzione dei motori aumenterebbe ulteriormente i costi. Ma sentiamo cosa ha da dire Liberatore, il titolare dell'officina Soget: «Premesso che la Soget ha una squadra amatoriale di ciclisti (un centinaio di iscritti da trent'anni) e non è contraria a piste ciclabili anzi..., ma accanto a noi ci sono dei terreni agricoli per poterla far passare senza problemi (nel vecchio corridoio verde), e poi contestiamo l'antieconomicità dell'opera che l'ente intende fare. Infatti», sottolinea Liberatore «il Comune dovrà indennizzare noi e l'officina Vamar per il danno aziendale (gravando il costo sulla collettività), mentre sui terreni agricoli l'opera costerebbe poco e sopratutto salverebbe 50 posti di lavoro». La speranza dei titolari delle due aziende è che alla fine prevalga il buon senso e l'amministrazione comunale modifichi la viabilità sul piano particolareggiato (ricollocandola sul vecchio piano regolatore, accanto alle attività) riconoscendo lo stato dei luoghi e salvando le aziende dal sicuro tracollo. Inoltre per Liberatore sono almeno sei i motivi che dovrebbero spingere il Comune a non espropriare i terreni delle aziende: «1) danno economico, non riconosciuto minimamente dall'esiguo indennizzo concesso per l'area espropriata; 2) abbassamento del livello di sicurezza all'interno delle mie aree recintate, 3) preclusione di aree edificate, 4) impossibilità di proseguire le stesse attività svolte sulle aree espropriate, da un altra parte, 5) anti economicità dell'opera che permetterà il passaggio della pista ciclabile su zone artigianali/industriali, invece che sfruttare i terreni affianco agricoli e liberi da vincoli architettonici, 6) eccessiva produzione di rifiuti da smaltire per via della demolizione di recinti, platee in cemento armato, cancelli, cisterne di gasolio interrate, ecc. che graverà sul contribuente in termini di costi economici e ambientali».

Anche per la VaMar, che si occupa della manutenzione e delle revisioni di camion e autovetture, sono dolori, in quanto perderebbe un’ampia fetta di proprietà senza più poter utilizzare la buca per gli interventi da eseguire sotto alla scocca dei veicoli. Le cifre degli espropri inoltre sono davvero irrisorie: 33 euro al metro quadrato, che tradotte significano 7mila euro per la Soget e 15mila per la Vamar. «Della parte che resta fuori dalla pista che me ne faccio? I camion non potranno più fare manovra e non potremo lavorare. La recinzione in cemento e l’allarme chi me li rifarà? È assurdo, posso immaginare che mi tolgono gli strumenti di lavoro dalla sera alla mattina?», replica Candeloro. Inoltre per realizzare la pista ciclabile si perderanno 130 posti auto in via Aldo Moro, visto che il progetto prevede l'utilizzo dello spartitraffico centrale. Rivendere l'auto per acquistare una bicicletta? Sarebbe bello, se il posto di lavoro si trovasse nel raggio della futura ciclabile.

Insomma, residenti e operatori commerciali si dicono pronti a presentarsi in Comune anche con le famiglie dei 50 lavoratori che perderebbero il lavoro se Soget e VaMar fossero costrette a chiudere. Non sono contrari alla pista ciclabile, ma non comprendono il motivo per il quale dovrebbero vedere distrutte le loro attività visto che si potrebbero percorrere strade alternative come il corridoio verde inizialmente stabilito. Non solo gli operatori commerciali, ma anche i residenti hanno presentato un ricorso al Tar nel tentativo di bloccare il passaggio dell’opera sui loro terreni, e il tribunale amministrativo si esprimerà sul caso il prossimo 8 gennaio.