Un’altra edicola abbassa la serranda: «Chiudo dopo 50 anni di sveglie all’alba»

foto di Giampiero Lattanzio 

2 Gennaio 2026

Maria Luisa Manzo, con il marito Franceso Pitocco, lascia la storica attività: «L’aveva aperta papà nel 1965, sarebbe orgoglioso di come abbiamo tenuto duro»

PESCARA. Ha aperto l’edicola di piazza San Francesco ogni mattina per cinquant’anni, diventando un punto di riferimento per tutto il quartiere. L’ultima volta, per Maria Luisa Manzo e il marito Francesco Pitocco che l’ha affiancata da quando è andato in pensione, il 31 dicembre quando hanno abbassato quella serranda per sempre. Tra la commozione dei clienti, ma anche con l’amarezza per la brutta sorpresa ricevuta: i giornali, probabilmente per un disguido legato alla data della chiusura, non sono arrivati.

È così che l’ultimo giorno del 2025, prima dell’alba, è iniziato anche l’ultimo giorno di lavoro della storica edicolante – oggi 83enne – dopo una vita passata al servizio del quartiere. Anche l’ultimo giorno si è alzata come sempre alle 4.30, l’orario di una routine che non ha mai tradito. Ha aspettato i giornali che solitamente arrivavano alle 5.15, puntuali da decenni. Ma non la mattina dell’ultimo giorno. Ed è in quell’assenza che Maria Luisa ha realizzato che l’edicola era davvero finita, che stava davvero chiudendo.

Intorno a lei, però, ha trovato il quartiere per cui quel chiosco è stato un punto di riferimento e di ritrovo. I clienti arrivano uno dopo l’altro per salutarla, portando regoli, cesti e biglietti. C’è chi la abbraccia, chi le stringe la mano e chi dice: «Ma veramente chiudi? È ufficiale?». Un affetto semplice e autentico, una vita di storie e parole scambiate. «Parlare con la gente è stato meraviglioso, questo è ciò che mi mancherà di più», racconta mentre le mani tremano per l’emozione, «questa edicola non è mai stata solo un posto dove vendere i giornali, e parlare con la gente è stato meraviglioso: si è formato un ritrovo, una comunità che mi mancherà tantissimo. Sono quei piccoli gesti che ti restano dentro».

L’edicola di piazza San Francesco, lo racconta lei stessa, nasce nel 1965, inizialmente in affitto e poi gestita dal padre, il cavalier Nicola Manzo, decano dei giornalai pescaresi e consigliere nazionale del sindacato di categoria. Alla sua morte, nel 1970, tocca alle figlie portare avanti l’attività: Maria Luisa prende il banco nel 1975 e non lo lascia più. «Questa era la prima edicola che riceveva i giornali, le persone venivano anche dai Colli. Nel corso degli anni il quartiere è rimasto sempre lo stesso: persone perbene, professionisti. Una bella realtà, ho legato con tutti».

Ma l’edicolante precisa: «Negli ultimi anni era diventato tutto più pesante. C’erano più spese che entrate, questo è vero. Ma non chiudo perché non vendo più, chiudo perché l’età non mi consente di reggere il ritmo. Non è più un lavoro che possono fare le persone di una certa età: anni fa ho subìto un intervento importante e non voglio morire qui dentro, anche se ho una vita molto attiva. Ma questo messaggio lo voglio mandare: i giornali hanno retto, soprattutto il Centro che, fra tutti è stato il più venduto. Le edicole chiudono», dice, «perché non ci sono giovani disposti a fare questo lavoro. Un lavoro che ti costringe ad aprire ogni mattina alle quattro, senza sconti. Abbiamo provato anche a regalare la struttura, ma nessuno l’ha voluta».

Accanto a lei, il marito Francesco Pitocco che da quando è in pensione l’ha aiutata ogni giorno: «Sono stata fortunata, ho un marito che mi ha sempre portato rispetto. E ringrazio i miei figli, Antonio e Nicola, senza di loro non ce l’avrei fatta. Mi hanno supportata in tutto, anche nelle cose più difficili per me come l’online, i pagamenti e la tecnologia. Non mi hanno mai fatta sentire inadeguata. E adesso che mi fermo e ripercorro tutta la mia storia capisco cosa mi ha spinta ad andare avanti per tutti questi anni: l’amore per mio padre. Lui ci ha cresciute insegnandoci a essere donne forti, ma soprattutto indipendente, a non abbassarci mai, a lavorare con dignità. Quei valori li ho portati con me ogni mattina, quando alzavo la serranda prima dell’alba, quando sistemavo i giornali, quando parlavo con la gente. Sono convinta che papà sarebbe stato orgoglioso di tutto questo, del modo in cui abbiamo tenuto duro e di come non abbiamo mai mollato nonostante le difficoltà. L’edicola non è stata solo un lavoro: è stata una parte della mia vita e della mia identità. E lo sarà per sempre. Anche adesso che la serranda si abbassa, quell’edicola resta dentro di me».

@RIPRODUZIONE RISERVATA