PESCARA
«La situazione in città, non solo nella nostra zona, è grave ed è stata sottovalutata. Siamo rimasti stupiti rispetto a quanto è successo», dichiarano i residenti del palazzo Quadrifoglio, a ridosso del parco Michetti in via Avezzano. Le parole dei cittadini arrivano dopo che il Centro ha rivelato lo stupro avvenuto mercoledì scorso in pieno giorno, verso le 16, nei giardini pubblici adiacenti alla Prefettura. L’aggressore è un venditore ambulante senegalese di 20 anni, senza fissa dimora e con precedenti penali e di polizia. Mentre la vittima, una 49enne romena, è stata sottratta alla violenza in corso grazie a due dipendenti della Prefettura che, affacciandosi dagli uffici, hanno notato la scena e chiamato subito le forze dell’ordine. «Non avevamo visto niente quel giorno, abbiamo appreso la notizia dai giornali. In questi ultimi mesi siamo riusciti ad allontanare i gruppi di senzatetto da via Raffaele Paolucci – che dormivano proprio sotto il nostro palazzo – da quando tra fine maggio e inizio giugno abbiamo deciso di mettere una cancellata e precludere l’accesso a determinati spazi. La situazione così è migliorata», dichiara l’amministratore di condominio Antonio Vittiglio, «in passato ci davano fastidio perché ogni volta che vedevano qualcuno passare cominciavano a importunarlo. Per questo avevamo scritto diverse volte alla Provincia e, grazie anche all’attenzione mediatica, adesso è tenuto in manutenzione: il Parco viene pulito regolarmente. Ma è chiaro che l’assenza di sicurezza è diventata un problema che riguarda tutta la città, non solo la nostra zona».
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La Provincia, proprietaria del Parco usato come bivacco e dormitorio dai senzatetto, si è mossa infatti dallo scorso marzo con lavori di pulizia e riqualificazione dell’area. L’azione è stata voluta dal presidente della Provincia Giorgio De Luca, che ha raccolto da inizio mandato le proteste dei residenti per contrastare l’incuria e il degrado, cercando di garantire maggiore sicurezza ai cittadini. Ma il caso di violenza sessuale di mercoledì scorso riaccende i riflettori sull’intera area. «Da gennaio 2021 aspettiamo che la giunta Masci si prenda carico del Parco Michetti, chiuso ormai da troppi anni», dichiara il capogruppo consiliare del Pd, Piero Giampietro, che più volte è intervenuto sullo stato dell’area. «Il Consiglio comunale approvò la nostra mozione a larghissima maggioranza. In assenza di un riscontro, nel marzo 2025, la stessa Provincia si spinse a proporre al Comune la cessione dell’area. Proposta rimasta a lungo senza nemmeno una risposta. Un anno fa ho rilanciato l’appello a trovare una soluzione, ma oggi quell’area è diventata una terra di nessuno». E da qui l’invito all’amministrazione comunale: «È il momento di intervenire, porterò nuovamente il caso in Consiglio comunale e in Consiglio provinciale. Alla fine sono le donne a pagare il prezzo più alto di questa totale sottovalutazione della sicurezza da parte del centrodestra. Ed è ormai intollerabile questo atteggiamento superficiale».
Anche il settore tecnico specifica che, a seguito della nota inviata dalla Provincia al Comune per la proposta di cessione di proprietà, quest’ultimo non avrebbe risposto, oltre a dire che l’aggressione si sarebbe verificata «nei giardinetti di proprietà del Comune». Sul punto, però, l’assessore al Verde Gianni Santilli, replica: «La Provincia ha chiesto di assegnare il Parco al Comune, ma ancora non è stato fatto nulla perché ci vuole tutta la documentazione necessaria e i rispettivi dirigenti si stanno sentendo». Nel mentre anche il segretario nazionale del Partito della Rifondazione Comunista, Maurizio Acerbo, interviene per esprimere solidarietà alla donna e per denunciare il clima di odio che si diffonde, ora dopo ora, in rete. «È evidente che a Pescara ci sia un problema di sicurezza, sorveglianza, controlli, prevenzione e su questo tutte le autorità citate dovrebbero dare risposte», dichiara Acerbo. «Ho notato sui social che si sono scatenati commenti razzisti. Vorrei ricordare che l’aggressore – un cittadino senegalese senza fissa dimora già noto alle forze dell'ordine – sarà processato, condannato e sconterà la pena in carcere. Questo crimine non giustifica che si definiscano “bestie” o “animali” solo perché hanno la pelle più scura della nostra».
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