Pescara, è morto Fiore Di Sciascio, ex prof e amministratore comunale

Nato a Guardiagrele e imprigionato dai nazisti, riuscì a fuggire e dopo la guerra si laureò in Ingegneria. Dal 1956 al 1975 fu consigliere e assessore. Il ricordo del sindaco Alessandrini
PESCARA. Si è spento stamane Fiore Di Sciascio, ex consigliere comunale e assessore della Dc nel Comune di Pescara, nato a Guardiagrele (Chieti) il 21 luglio 1924 ma dagli anni Cinquanta residente a Pescara. Durante la guerra, Di Sciascio aveva 19 anni, due soldati tedeschi lo trovarono nascosto in una grotta nei pressi del torrente Vesola, in contrada Caporosso, e lo fece prigioniero. Con la minaccia delle armi venne condotto a Bocca di Valle e sottoposto a interrogatorio e angherie. In quei giorni, fu obbligato, insieme ad altri 15 prigionieri, a lavorare al soldo del nemico in montagna trasportando sulle spalle vettovaglie, armi e munizioni. Quattordici giorni dopo venne trasferito a Manoppello ma, il giorno seguente, insieme ad altri compagni riuscì a eludere la sorveglianza dei tedeschi e buttandosi in una scarpata raggiunse il Fosso di Manoppello. Dopo diverse notti passate all'aperto, Di Sciascio prima raggiunse il confine tra Rapino e Guardiagrele e in seguito arrivò a Casoli che era stata liberata. Finita la guerra riprese a studiare, e sono state tante le soddisfazioni che si è tolto: dopo la laurea in Ingegneria civile (è stato uno dei primi iscritti all’albo professionale di Pescara) è stato ininterrottamente, dal 1956 al 1975 consigliere e assessore comunale (occupandosi tra le altre cose della costruzione dello stadio Adriatico e della realizzazione dell’acquedotto Giardino), ma anche stimato professore dell’istituto tecnico industriale Volta. È stato anche componente della commissione di redazione del piano regolatore di Pescara del 1959 e consulente tecnico-legale del tribunale. Il sindaco Marco Alessandrini, informato della sua morte, lo ha ricordato così: "Con Fiore Di Sciascio scompare un pezzo dell'identità amministrativa della città, che ha trovato in lui un appassionato rappresentante dal 1956 agli anni '70, uno dei periodi di maggiore fermento per il nostro capoluogo. Un politico impegnato, di lungo corso, segnato come molti abruzzesi dall'esperienza dura della prigionia durante l'ultima guerra e di grande competenza in materia edilizia e urbanistica, che una volta uscito dalla politica ha continuato ad esprimere nella sua vita professionale e nell'insegnamento. L'amministrazione comunale si stringe al cordoglio della famiglia e del fratello Sergio Di Sciascio, per il lutto che stanno vivendo”.

