Pescarese prigioniero nella Spagna blindata: «Qui siamo in ritardo»

Il violinista Fiordaliso: «L’Italia è considerata un modello A Barcellona ci si sta abituando a fatica alle restrizioni»
PESCARA. Il barrio Gràcia è uno dei più vivi e rumorosi quartieri di Barcellona. Da qualche giorno, però, il brulicare di persone in strada, nelle birrerie e nei bar, è definitivamente scomparso. Tutto chiuso, come in Italia. Solo supermercati, edicole e farmacie aperte. Il pescarese Pierfrancesco Fiordaliso, 48 anni, docente di violino al conservatorio di Girona, vive a Barcellona da 15 anni e per lavoro ha girato il mondo.
È tornato in Spagna da un paio di settimane, poco prima del blocco aereo, e adesso non può rientrare a Pescara. «La situazione qui a Barcellona è abbastanza seria, ma rispetto all’Italia siamo indietro di una decina di giorni. All’inizio gli spagnoli avevano sottovalutato il problema. Le strade erano piene di persone, come anche nei bar e ristoranti», racconta al Centro il musicista. «Rispetto al nostro paese, solo dopo diversi giorni, il governo, anche alla luce delle notizie giunte dall’Italia, ha deciso di chiudere tutto. Le restrizioni ci sono, certo, ma qui dove vivo, nel quartiere di Gràcia, qualcuno non rispetta le regole. Oggi (ieri, ndr), per esempio, in piazza, vicino casa mia, c’erano diverse persone, anche dei bambini, e non tutte munite di mascherine. Secondo me, parte della popolazione ha recepito poco la gravità del problema. I media, come in Italia, bombardano la popolazione invitandola a restare in casa. Non solo la stampa, ma tutta l’opinione pubblica parla benissimo del “modello Italia”, che adesso è stato adottato nella stessa misura anche qui».
Fiordaliso è stato inondato di domande da parte dei suoi amici e conoscenti. «Prima della diffusione dell’epidemia, in Spagna, mi chiedevano come l’Italia stesse vivendo questa situazione e le risposte della popolazione. Penso che il governo iberico abbia adottato le misure restrittive in ritardo e adesso bisogna fare molta più attenzione. Qui, se non si rispettano le regole, le multe fioccano. Tuttavia qualche giorno fa, per il ponte di San Giuseppe, in Galizia si sono messi in viaggio tantissime persone per trascorrere il week end lungo nelle seconde case o nelle località turistiche. Le principali arterie stradali erano piene di macchine e, per riportare l’ordine, è stato necessario l’intervento massiccio della polizia. Una cosa assurda, perché le persone dovrebbero avere più senso civico e coscienza civile, restando a casa per evitare la diffusione del virus».
In Spagna il numero dei morti e dei contagiati continua a salire vertiginosamente. «A Barcellona i malati sono tanti e anche i morti stanno aumentando. Bisogna stare attenti, altrimenti il sistema sanitario rischia di collassare». E pensare che Fiordaliso sarebbe dovuto rimanere in Catalogna per pochi giorni. «Sono tornato in Spagna il 4 marzo perché il 6 sarebbero iniziate le lezioni al conservatorio, che adesso è chiuso. Sarei dovuto rimanere una settimana o poco più per poi tornare a Pescara, ma adesso non posso più farlo. E non voglio farlo. Per tornare a casa dovrei arrivare all’aeroporto di Madrid (distante 620 chilometri, ndr), dove ci sono dei collegamenti grazie ai voli di rientro per gli stranieri all’estero. Il viaggio fino alla capitale è lungo, ci sono troppi rischi e al rientro in Italia dovrei comunque andare in isolamento per due settimane. Anche per una questione di coscienza civile, preferisco restare chiuso in casa a Barcellona».
La sua famiglia in Abruzzo è in costante contatto. «Mi sento spesso con mia moglie che vive a Pescara. Ci vediamo via Skype e spero che tutto passi in fretta per poi tornare in Italia da lei». Il tempo sembra non passare mai, ma Pierfrancesco non si perde d’animo. «Sono chiuso in casa con il mio violino e lavoro via Skype, Whatsapp o Zoom, tutti sistemi in grado di supportare delle videoconferenze con i miei studenti. Il resto del tempo lo trascorro suonando, leggendo e dedicandomi alle mie passioni. Mi auguro di poter rientrare presto in Italia e abbraccio forte Pescara, la mia città».
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