Pestaggi e rapine, scoperti i bulli
Arresti e denunce per 7 giovani che giravano armati e si divertivano in riviera con il “knock out game”
PESCARA. Erano diventati il terrore della riviera. Giravano armati, aggredivano i giovani frequentatori del lungomare senza motivo, si divertivano a rapinare i ragazzini di pochi spiccioli e del cellulare e minacciavano brutalmente chi non si comportava secondo i loro canoni. Al termine di un'estate di soprusi e violenze, tra il lungomare il centro, sono stati scoperti da carabinieri e polizia i sette responsabili di diversi episodi che hanno creato un certo allarme tra i più giovani. Sono stati tutti denunciati e due di loro sono stati arrestati. Si tratta di un 17enne, A.L., e un 14enne, S.D.A., entrambi pescaresi: il primo era già stato arrestato il 5 agosto, quando ha rapinato una donna nel parcheggio della golena sud e, dopo averle strappato la borsa, l'ha presa a calci ed è fuggito via. Il provvedimento del giudice, Alessandro Di Girolamo, gli è stato notificato nell’istituto penale minorile dove era già rinchiuso mentre il suo complice, scoppiato in lacrime alla vista delle forze dell’ordine, è finito in una comunità minorile.
Tra gli altri componenti del gruppo, che hanno tra i 18 e i 19 anni, c'è un tredicenne, e per tutti i bulli i principi ispiratori erano «la prepotenza e la prevaricazione», fanno notare il capitano Claudio Scarponi, comandante della compagnia dei carabinieri, e Pierfrancesco Muriana, dirigente della squadra mobile che ha seguito le indagini con il sostituto commissario Guido Camerano. Due di loro, poi, erano stati già acciuffati nei mesi scorsi a seguito di aggressioni e pestaggi gratuiti, nello stile del knock out game, diffuso anche a Pescara. La banda non agiva sempre in gruppo, per cui le responsabilità in capo ai singoli sono diverse, ma resta il fatto che questi giovani, le cui famiglie non hanno particolari problemi, «si frequentavano, condividevano lo stesso metodo di azione, fondato sull’intimidazione psicologica e su un coefficiente di violenza molto alto». L'obiettivo? «Non certo il profitto, ma l'affermazione della supremazia».
Il knock out game. Il 28 giugno la gang si è divertita sulla riviera nord ad aggredire e malmenare dei giovani con calci e pugni, usando i caschi come armi e gridando «Ko» ogni volta che una vittima veniva atterrata. Solo uno, Francesco Parolise, è stato arrestato subito, e gli altri sono stati identificati dopo, e tra loro ci sono A.L. e quattro denunciati.
Le rapine ai ragazzini. I due arrestati sono accusati di aver rapinato dei ragazzini, tra cui due giovanissime che sono state bloccate mentre andavano al mare, di prima mattina, in via Mazzini. Rubavano sempre pochi euro e cellulari - in un caso il telefono è stato usato subito per fare delle telefonate e per navigare su internet - e per farsi valere impugnavano il coltello e non risparmiavano schiaffi.
La fidanzata intoccabile. Il 17enne era particolarmente geloso della fidanzata e, accompagnato dal 14enne e dal 13enne, ha minacciato e aggredito un ragazzino che vedeva come avversario in amore. Gli ordinava di non importunare la sua ragazza e il malcapitato, punzecchiato alla coscia con un coltello a serramanico, che poi gli è stato puntato alla gola, è fuggito via, sulla riviera nord, ed è andato in questura con il padre. I bulli lo hanno inseguito e cercato tra gli amici, prendendosela anche con loro, con il coltello in mano e tirando schiaffi, estorcendo soldi e minacciando le vittime.
Il motorino rubato. A.L. è stato anche fermato sulla strada parco su uno Scarabeo rubato, notato dai carabinieri perché senza chiave nel blocchetto di accensione. In tasca aveva un coltello di venti centimetri.
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