«Pestato con i piedi sulla testa» Il ragazzo svela i nomi del branco

5 Novembre 2019

Parla il 17enne aggredito sabato notte in via Piave: «Mi hanno picchiato per uno sguardo di troppo» La rabbia della madre, pronta a sporgere denuncia: «Nessuno è intervenuto per salvare mio figlio»

PESCARA. Gli hanno «calpestato la faccia con i piedi». Gli hanno tirato «calci e pugni sugli occhi, sulla schiena, dietro la nuca e lungo i fianchi». Gli hanno «spaccato il sopracciglio» sinistro: ci sono voluti quattro punti per ricucirlo. L’occhio sinistro è gonfio, violaceo, ammaccato.
Se l’è vista brutta M.B., 17 anni, pescarese, studente del Volta e capitano della under 18 della nazionale del Pescara basket, pestato dal branco la notte tra sabato e domenica in via Piave, nel bel mezzo dell’affollata, e sempre più pericolosa, movida del fine settimana.Un’aggressione che il ragazzo non riesce a spiegarsi, ma agli uomini della squadra mobile, guidati da Dante Cosentino, che si sta occupando del caso, fornisce indicazioni utili per arrivare all’individuazione dei nomi degli autori del gesto di una ferocia inaudita. Anche le immagini delle telecamere della zona, in pieno centro, sono al vaglio degli investigatori. Era passata la mezzanotte da 50 minuti. Il ragazzo passeggiava con gli amici all’altezza della piadineria Montaditos (dove, dopo il pestaggio, ha trovato rifugio ed è stato medicato dal personale) quando è stato aggredito brutalmente da un gruppo di ragazzi fuori controllo. Da quella notte il ragazzo è ricoverato nell’unità operativa di Chirurgia maxillo facciale, al quarto piano dell’ospedale, diretta da Giuliano Ascani, che lo opererà nei prossimi giorni, forse giovedì, «il tempo che la situazione clinica del paziente migliori», precisa il chirurgo. Il diciassettenne, massacrato per futili motivi, ha l’orbita fratturata e dovrà andare sotto i ferri per sottoporsi a un intervento chirurgico per la ricostruzione. Intanto, il bel campioncino di basket (1,85 di altezza) che sogna di diventare un divo delle passerelle, racconta quegli attimi d’inferno con mamma Liana Trovarelli accanto che lo accarezza dolcemente. Lei è «rammaricata» e si indigna con «chi ha visto e non ha fatto nulla per aiutare mio figlio». Si dice «molto arrabbiata», mamma Liana, che era col figlio fino a un’ora prima in centro e quando lo ha chiamato «dopo l’una per sapere dove fosse, mi sono spaventata perché non rispondeva al telefono. Ho pensato a tutto, pure che avesse avuto un incidente col motorino, poi ho scoperto che gli avevano menato e stava in ospedale. Stanno tutti con i telefonini, possibile che nessuno ha ripreso la scena? Questa indifferenza mi ha fatto tanto male» dice accorata la signora che ha annunciato di voler denunciare l’accaduto.
Il letto di M.B., ieri pomeriggio, era circondato da amici e compagni di squadra che lo rincuoravano. Tra essi, Andrea, che era con lui in quei momenti maledetti, che lo ha aiutato a liberarsi dal branco e poi lo ha accompagnato al pronto soccorso col motorino.
Che cosa è successo sabato notte in via Piave?
«È bastato uno sguardo di troppo per scatenare l’ira di gruppo: dieci, forse quindici ragazzi, più grandi di me, 18 anni, uno di 24 anni peraltro padre di un bambino piccolo, mi si sono avventati e mi hanno menato, non ci ho capito più nulla. All’improvviso me li sono ritrovati tutti addosso. Ho sentito il primo pugno sulla mascella destra, poi tanti altri colpi, sugli occhi, sulle anche, sulla schiena. Mi hanno messo i piedi in testa. E ho quattro punti sul sopracciglio, la schiena, la nuca e i fianchi doloranti».
Conosci chi ti ha picchiato?
«Sì, li ho visti in giro diverse volte».
Hai provato a difenderti? Che cosa pensavi in quegli istanti?
«Pensavo solo a salvarmi, forse. Non lo so, non pensavo. Non potevo fare niente. Erano troppi. Mi sono arrivati da dietro e me li sono ritrovati addosso. Non potevo fare nulla, non sentivo nulla, non mi sono neppure difeso, ho cercato di coprirmi il volto».
Quanto è durato il pestaggio?
«Neppure un minuto, ma sembrava non finire mai».
Poi che cosa è accaduto?
«Quando sono scappati, mi sono rialzato e sono entrato nella piadineria Montaditos, lì vicino, dove il personale mi ha medicato con garze e acqua ossigenata. Poi Andrea e altri due amici mi hanno accompagnato in ospedale».
Che cosa provi adesso?
«Rabbia. Tanta rabbia».
Questo è solo l’ultimo di una serie di aggressioni in città che coinvolge giovanissime gang, malgrado i controlli delle forze dell’ordine e dei vigili urbani siano serrati.
Ai primi di agosto, il figlio 14enne dell’ex manager Asl di Pescara Claudio D’Amario è stato pestato a due riprese, prima al parco Florida e poi in piazza Salotto, da una trentina di ragazzi. Massacrato di botte sempre per futili motivi.
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