Petrolio e batteri i nemici di Goletta

8 Luglio 2015

La barca di Legambiente mette sotto accusa la depurazione dei fiumi. Inquinati sette siti sui nove analizzati

PESCARA. E' allarme depurazione in Abruzzo. I risultati del monitoraggio condotto da Goletta Verde, la storica campagna di Legambiente, fotografano chiaramente la drammatica situazione che si registra alla foce di fiumi, torrenti e fossi: su nove punti di costa analizzati sette sono «fortemente inquinati» e presentano cariche batteriche addirittura doppie rispetto ai limiti di legge. Si tratta delle stesse criticità già rilevate negli scorsi anni e, proprio per questo, Legambiente torna ad evidenziare come l'Abruzzo debba «affrontare al più presto la sfida della depurazione».

Approdata sulle coste abruzzesi sabato, Goletta Verde - la campagna itinerante, alla sua trentesima edizione, è realizzata anche grazie al contributo del Consorzio Obbligatorio degli Oli Usati (Coou) - dopo aver consegnato simbolicamente la bandiera nera alla politica abruzzese per la mancata attuazione del Parco della Costa teatina e dopo la presa di posizione per dire “no” a Ombrina mare e alla deriva petrolifera, scatta la fotografia della qualità delle acque di balneazione.

Quattro i campionamenti in provincia di Teramo e per tre di essi il risultato è «fortemente inquinato»: quello eseguito alla foce del fiume Vibrata, al confine tra i comuni di Martinsicuro e Alba Adriatica; alla foce del fiume Cerrano, a Silvi Marina; alla foce del torrente Calvano, a Pineto. Sempre a Pineto, invece, sono entro i limiti i valori del tratto di costa antistante via Liguria. Tutti «fortemente inquinati» i quattro punti monitorati nel Chietino: la foce del fosso Vallelunga, tra Francavilla al Mare e Pescara; la foce del fiume Moro, ad Ortona; la foce del fosso San Giovanni, a Fossacesia; la foce del fosso Marino, a Vasto. Entro i limiti, invece, i valori riscontrati nel tratto di mare antistante via Balilla, a Pescara. «Le nostre analisi», sottolinea il responsabile scientifico di Legambiente, Giorgio Zampetti, «confermano le criticità di un sistema depurativo che continua a immettere in fiumi, fossi e torrenti carichi inquinanti non trattati adeguatamente. Il nostro obiettivo è proprio quello di scovare le criticità di questo sistema che in Abruzzo funziona purtroppo a singhiozzo ed è ancora del tutto insufficiente per tutelare la salute del mare e dei cittadini. Affrontare i deficit depurativi abruzzesi deve essere la priorità nell'agenda politica».

Proprio per sensibilizzare l'opinione pubblica e le istituzioni rispetto alla sfida della depurazione, Legambiente, ha consegnato la bandiera nera anche alla Sasi, società che gestisce il servizio idrico integrato in 92 comuni della provincia di Chieti (vedi servizio di lato). Sul fronte depurazione Legambiente ricorda che «anche l'Unione Europea ha avviato lo scorso anno una nuova procedura di infrazione che coinvolge 27 agglomerati urbani abruzzesi; procedura che si trasformerà in condanna dal gennaio prossimo, con una multa per l'Abruzzo, secondo le stime dello stesso Governo centrale, di 8 milioni di euro».

«Tutti i casi, dal sequestro dei depuratori agli episodi di salmonella, così come i risultati dei nostri monitoraggi» afferma il presidente regionale dell'associazione, Giuseppe Di Marco «testimoniano l'urgenza di mettere in campo politiche adeguate per il recupero e la tutela dei fiumi, delle falde e delle acque». Proprio per questo Legambiente pretende «controlli e interventi rapidi sulla depurazione» e chiede alla Regione Abruzzo di istituire anche un tavolo sui contratti di fiume, «per garantire la partecipazione di tutti i soggetti interessati e avere una visione complessiva delle criticità presenti sul territorio regionale per sviluppare un'azione sinergica maggiormente incisiva che coinvolga sia i comuni costieri che quelli dell'entroterra». Luzio Nelli, della segreteria regionale di Legambiente, ricorda che «l'Abruzzo ha anche il triste record di suoli costieri trasformati, ossia passati da paesaggi naturali e agricoli ad infrastrutture ed edifici residenziali: 91 i chilometri di costa irreversibilmente modificati rispetto ad un totale di 143 km, cioè oltre il 63,6 %. L'istituzione del Parco della Costa Teatina», conclude, «rappresenta l'unica garanzia a tutela dei valori paesaggistici della costa dei trabocchi».

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