Pettinari a D’Alfonso: «Subito i soldi per cacciare gli abusivi»

8 Aprile 2018

I residenti di via Passo della Portella protestano sotto la Regione. Il governatore promette un vertice in settimana

PESCARA. Fondi per sfrattare gli abusivi dalle case Ater di via Passo della Portella. Almeno 150 mila euro, perchè ripulire un alloggio costa fino 20 mila euro. Un incontro tra Regione , prefetto e vertici Ater. E, subito, un presidio fisso delle forze dell’ordine nel borgo «passato ormai sotto il controllo della criminalità e dove lo Stato è totalmente assente». Sono le richieste di Domenico Pettinari al governatore-senatore Luciano D’Alfonso nel corso della protesta, ieri mattina davanti la sede regionale di viale Bovio, degli abitanti delle palazzine Ater di via Passo della Portella, angolo via Rigopiano, che chiedono,«ormai da trenta anni», anche con l’aiuto di Giuseppe Carminelli del Sunia (sindacato inquilini), sicurezza e legalità nel quartiere. Pure le telecamere si sono comprati di tasca propria, ma, per legge, non posso essere installate da privati. D’Alfonso, impegnato nelle firme del Masterplan, non li ha ricevuti. Ma ha promesso, attraverso il suo portavoce Enzo Del Vecchio, di «contattare con la massima celerità, prefetto, questore, sindaco e amministratori Ater». Il summit è previsto tra giovedì e venerdì. Il consigliere regionale M5S ieri mattina, accompagnato dalla deputata Daniela Torto e dal consigliere comunale Massimiliano Di Pillo, ha trascinato davanti alla sede istituzionale una trentina (su 100, 37 famiglie regolari e 20 senza contratto ) di inquilini delle palazzine popolari che da anni vivono «nella zona di guerra». Fianco a fianco di persone senza scrupoli, tra rom e stranieri, che li minacciano, li insultano, li picchiano. Hanno paura. Vivono nel terrore. Nelle case parlano sottovoce per rendersi invisibili. Non hanno mai voluto rivelare i loro nomi. Mai voluto mostrare i volti. Ieri, invece, lo hanno fatto. Perché la disperazione è tanta. La misura è colma. Hanno superato timori e ansie e hanno gridato la loro rabbia davanti a taccuini e telecamere. «Molti di noi abitano in quelle case dal 1958, quando sono state costruite», rammenta Gennaro Viola, uno degli assegnatari,«all’epoca appiccavano fuochi. Oggi si accoltellano. L’ultima volta i bambini giocavano accanto alle pozze di sangue».
L’uomo svela di preparare «cartelli di protesta dal 1972». Ne aveva uno anche ieri, double face. Da da un lato c’era scritto: “La vera emergenza, per noi, siete voi”. E dall’altro:”Gestione Ater a casa”.Secondo Di Pillo, il quartiere ha «bisogno di assistenti sociali». «D’Alfonso vuole che gli scriviamo una lettera», aggiunge una inquilina 70enne con disabili a carico, «ma che non lo sa che noi veniamo menati, presi a parolacce da questi abusivi che nessuno ha il coraggio di mandare via? Ci hanno pure minacciato di darci fuoco se parliamo ancora con i giornalisti. Adesso ci incateneremo al Comune». La Torto ha visitato il borgo nel recente passato:«Ho avuto paura anch’io e non so come faccia la gente a vivere lì». «Non abbiamo scelta », rispondono esasperati, quasi tutti anziani, che pagano affitti tra i 20 e i 100 euro, «non abbiamo soldi per andare altrove».
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