Pettinari: sprechi per l’assistenza domiciliare

25 Agosto 2017

Il consigliere regionale del M5S denuncia: troppe incombenze per i pazienti e servizio disorganizzato

PESCARA. L’assistenza domiciliare integrata (adi) è una «grande opportunità» per i pazienti oncologici, i cardiopatici gravi, i pazienti con le rotture di femori e patologie polmonari, gli allettati. Ma il servizio non funziona alla perfezione, secondo il consigliere regionale del m5S Domenico Pettinari che denuncia «un altro mostro di disorganizzazione e spreco della Asl» con «personale medico e infermieristico ridotto all’osso negli ultimi tempi». Pettinari spiega che l’adi dovrebbe essere «un servizio della Asl per sgravare l’ospedale della gestione di malattie croniche affidandole al medico di base. Quest’ultimo dovrebbe coordinare gli infermieri e gli amministrativi che l’azienda sanitaria gli mette a disposizione per curare i malati a casa evitando i costi dei giorni di degenza. Sulla carta un servizio di vitale importanza per risparmiare sui ricoveri dal punto di vista economico per l’azienda e psicologico per i pazienti». Invece, secondo Pettinari, vice presidente della commissione Sanità, «a sentire i pazienti per i quali è stato attivato tale servizio, siamo di fronte a uno sperpero di soldi e a un appesantimento della gestione delle loro patologie». Perché? Secondo Pettinari, i pazienti sarebbero costretti a diverse incombenze con conseguenti disagi per i malati stessi e i loro familiari: «I pazienti che entrano in questo “sistema”», dice, «sono obbligati ad andare al medico di famiglia per farsi fare le ricette per i farmaci. Poi, devono andare al distretto sanitario di appartenenza a consegnare l’impegnativa. Il distretto provvede a procurarsi i farmaci attraverso la farmacia ospedaliera. Quindi, li invia al paziente tramite corriere espresso (privato) se li reperisce, oppure reinvia l’impegnativa con l’autorizzazione a prendere il farmaco in una farmacia esterna (sempre tramite corriere). Ma come fa un malato cronico o un suo parente a recarsi al distretto sanitario aperto al pubblico solo la mattina, anche più di una volta a settimana? Se il paziente sbaglia a calcolare il consumo dei farmaci (la maggior parte dei malati cronici sono anziani) per ottenere i farmaci deve farlo chiedendo al medico di dichiarare “urgente” sulla ricetta? Quante volte questa richiesta viene contestata dal medico o dall’impiegato del distretto sanitario? Quanti di questi pazienti si pagano i farmaci di tasca propria? Quanti, esasperati, preferiscono tornare al Pronto soccorso e farsi ricoverare di nuovo?». Conclude Pettinari: «È la medicina territoriale il grande fallimento della riforma sanitaria di D’Alfonso e Paolucci». (c.co.)
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