Piano sociale con 86 euro a testa

La proposta della giunta alza la spesa pro capite, così Quaresimale ribatte al M5S
L’AQUILA. Sale a 86 euro contro i 60 degli anni passati la spesa pro capite impegnata dal nuovo Piano sociale 2021-2023 approvato dalla giunta e che a gennaio andrà all'esame del Consiglio regionale. Lo afferma l'assessore alle Politiche sociali, Pietro Quaresimale, rispondendo a un attacco politico della capogruppo M5S, Sara Marcozzi, senza però scendere nel dettaglio del Piano. «L’aumento della spesa pro capite», continua Quaresimale, «è un grande risultato nel momento di massimo bisogno sociale da parte dei soggetti più deboli colpiti dagli effetti economici della pandemia. Mai come in questa occasione», aggiunge, «siamo riusciti ad intercettare i bisogni della gente e lo abbiamo fatto privilegiando il confronto con gli attori del mondo del sociale e con i territori».
Oltre 350 milioni di euro le risorse previste, tra fondi diretti, indiretti e finanziamenti legati al Piano nazionale di ripresa e resilienza e al React Eu. «Un piano che si basa su un nuovo metodo di programmazione, incentrato su condivisione e coprogettazione», sostiene l’assessore, « resta confermato l'impegno di aggiornare l'impianto legislativo nel settore del sociale, a cominciare dall'approvazione di una legge quadro di settore. Ma non possiamo che essere soddisfatti di questo lavoro vasto e articolato che siamo riusciti a portare avanti grazie anche alla collaborazione degli Ambiti sociali, dei Comuni e delle organizzazioni del Terzo settore», spiega Quaresimale.
«Con l'approvazione della proposta, si è concluso un percorso che rappresenta l'atto conclusivo della road-map che ci ha visti, in questi mesi, confrontarci con gli Ecad, gli enti capofila di ambito distrettuali, avendo come unico scopo quello di aiutare e sostenere le fasce più deboli della popolazione, garantendo i servizi necessari. Lo scopo prioritario del Piano è di perseguire e assicurare la coesione sociale in Abruzzo attraverso il contrasto alle fragilità, la riduzione dell'emarginazione, la prevenzione e la riduzione dell'istituzionalizzazione e», conclude l’assessore, «dell'allontanamento dal proprio domicilio e ambiente sociale, l'inclusione della persona in un contesto familiare e di vita appropriato alle esigenze individuali di carattere socio-familiare, economico-lavorativo, sanitario e sociosanitario». (c.s.)

