«Piattaforma fanghi, la Regione tace»

2 Aprile 2017

M5S e associazioni chiedono «chiarezza politica» alla vigilia della Valutazione ambientale sull’impianto a Piano di Sacco

SANT’ANGELO. «Qual è la volontà politica della Regione sulla realizzazione della piattaforma per il trattamento e il recupero di sedimenti di dragaggio fluviali e marino-costieri a Piano di Sacco di Città Sant'Angelo?».

La domanda arriva dal Movimento 5 stelle e dalle associazioni che si sono formate nel centro angolano e a Elice per dire no al centro per la lavorazione dei fanghi del dragaggio di porti e fiumi a due passi dal Saline. Il consigliere regionale pentastellato Domenico Pettinari sollecita «una presa di posizione ufficiale» perché ormai siamo alla vigilia del nuovo pronunciamento del Comitato Via (Valutazione di impatto ambientale) sul progetto contestato perché considerato dannoso per l’ambiente circostante, prevalentemente dedicato a colture. I 5 stelle lo scorso agosto avevano presentato una interpellanza al presidente della Regione scaturita da una lettera del 28 luglio indirizzata a tutti i consiglieri regionali dal presidente dell’associazione Sos Elice, Luciano Carpentieri, in cui si parlava del fatto che il progetto sarebbe stato analizzato dal Comitato Via della Regione con la seguente motivazione: «Non è stato dimostrato in modo inequivocabile nello studio preliminare ambientale e negli elaborati progettuali che l’impianto non ha impatti negativi e significativi sull’ambiente». Sos Elice aveva avanzato delle osservazioni che avevano indotto Pettinari a «ritenere tale progetto non sostenibile e quindi rigettabile» e a presentare l’interrogazione alla Regione.

Un punto in particolare sollevava forti dubbi: «Il progetto sembrerebbe prevedere anche la realizzazione di pozzi per l’approvvigionamento idrico nonostante una circolare del settore Lavori Pubblici della Regione Abruzzo vieterebbe di realizzare pozzi che non siano ad uso umano».

Inoltre la zona dell’impianto è urbanisticamente classificata come industriale «ma è priva di una serie di infrastrutture necessarie per poter essere considerata tale (fognatura e impianto di depurazione, antincendio con relative vasche), quindi assimilabile a zona agricola», sostendono i 5 stelle. Le polemiche sono andate avanti coinvolgendo anche il Comune, che non sembra entusiasta di ospitare l’impianto, e la ditta proponente, la Nicolaj srl, in attesa delle conclusione dell'iter al Comitato Via, aveva parlato invece di «un progetto gioiello della tecnologia, rispettoso dei canoni ecologici e che permette di risolvere i problemi dei lavori di dragaggio e fornire materiale sabbioso disinfettato» da usare contro l'erosione della costa.

Per Nicolaj inoltre nella zona «non ci sono mai state colture di pregio, ma solo sterpi, erbacce e graminacee che hanno inquinato le falde e il fiume Fino con i diserbanti». Mentre l’eventuale prelievo da pozzi, sempre secondo Nicolaj, «è stato autorizzato da Autorità di Bacino, Regione e Provincia ed è per uso industriale, e il conferimento nel Fino sarà saltuario e di acqua depurata».

Alla fine di ogni ciclo, aveva sottolineato la ditta, non rimarrebbe «un chicco di materiale» e si darà lavoro a «20 tecnici e operai».

«Il governo regionale non ha mai risposto in maniera chiara alla nostra interrogazione», attacca ora Pettinari, «ma solo con una serie di vedremo, faremo...». Il sottosegretario regionale con delega all’ambiente Mario Mazzocca in realtà chiese un rinvio della valutazione ambientale del progetto perché la documentazione era «carente di particolari tecnici indispensabili per capire davvero come saranno trattati i fanghi che arriveranno anche da Pescara». La ditta ha presentato l’integrazione e questa sarebbe ora all’esame Via. Mazzocca era anche entrato nello specifico: «Ciò che più mi preoccupa», aveva dichiarato, «è la domanda di autorizzazione della ditta che per la ricerca di acque sotterranee prima fa riferimento a “falda freatica” e poi a “falda artesiana”. Nel primo caso, l’esecuzione di scavi profondi comporterebbe l'estrazione diretta di acqua dal fiume Fino, l'approvvigionamento idrico della piattaforma dovrebbe avvenire attraverso due pozzi e, così in profondità, l’emungimento comporterebbe un prelievo diretto di acqua fluviale, in quanto falda di subalaveo alimentata direttamente dal fiume Fino e potrebbe compromettere la portata generale e l'equilibrio idraulico del corso d'acqua».

Ma 5 stelle e associazioni di cittadini non paiono rassicurati dalle richieste di chiarimenti tecnici e conseguenti valutazioni e chiedono con forza una posizione chiara.