Piazza Salotto, rabbia dei gestori: «Così non possiamo più lavorare»

4 Ottobre 2023

Dopo la resa dei titolari del locale degli spari a Yelfry, protestano gli altri commercianti della zona Sott’accusa le regole del Comune: «Gazebo da smontare e multe salate. E le tariffe sono raddoppiate»

PESCARA. Tariffe salite alle stelle per l’occupazione del suolo pubblico con sedie e tavolini, regolamenti restrittivi, spesso cambiati senza darne comunicazione ai titolari dei locali, e infine sanzioni amministrative salatissime, anche di migliaia di euro, che pesano come un macigno sui bilanci di bar e ristoranti in piazza Salotto. Dopo la sofferta decisione di Casa Rustì di abbassare le serrande per sempre, a causa dei lacci della burocrazia che hanno ristretto gli spazi dei dehors, si alza il grido di aiuto dei piccoli imprenditori che lavorano nel cuore della città: «Così non possiamo più andare avanti, il Comune faccia qualcosa».
La protesta dei gestori scatta a poche ore dalla chiusura del ristorante all’angolo della piazza, salito alla ribalta delle cronache per i colpi di pistola sparati da Federico Pecorale verso il cuoco dominicano Yelfry Rosado Guzman: dopo la tragedia di un anno e mezzo fa e la pandemia, i gestori Stefano e Christian Fedele hanno annunciato di non riuscire più a sopravvivere. «Il sindaco sta giocando con la vita delle persone, ci sta facendo passare la voglia di combattere», si lascia andare Salvatore Cozzolino, titolare della Pasticceria napoletana da Mary, «non solo la tassa di occupazione del suolo pubblico, salita da 30 centesimi a metro quadro prima del Covid a 69 centesimi, più del doppio. Dalla sera alla mattina ci hanno fatto togliere un gazebo costato 20mila euro, dove potevano stare seduti trenta clienti in qualsiasi condizione atmosferica. Ci hanno detto che le strutture sulla piazza devono essere tutte uguali e abbiamo dovuto smantellarlo per poi comprare gli ombrelloni, spendendo altri 4.700 euro. Ma non potevano dirlo prima? Adesso stiamo lavorando bene, perché il tempo è ancora mite, ma cosa faremo in inverno quando con il freddo e la pioggia qui fuori non si potrà più stare e perderemo tutti i clienti?».
Il problema dei dehors da smantellare accomuna anche gli altri bar che si affacciano su piazza Salotto, in primis Agorà e Prince: il primo ha già rimosso la struttura fissa, mentre il secondo lo farà a breve. «Ho otto dipendenti», si rammarica Cozzolino, «con il calo degli incassi sarò costretto a mandarne a casa la metà: cosa faranno, andranno a mangiare a casa del sindaco?».
La giungla del regolamento comunale per l’occupazione del suolo pubblico è così intricata e variabile che spesso anche stare dietro alle singole postille diventa un’agonia. Lo sa bene lo chef Alfonso Della Croce, titolare del ristorante Estrò: «Abbiamo subito aumenti del 300%», racconta, «e come se non bastasse siamo tartassati dalle multe. Da 8 anni ho mantenuto invariati i prezzi del menù, nonostante i rincari delle materie prime. Lo faccio per i clienti, perché le spese non possono ricadere su di loro, ma così diventa difficile lavorare. Per una pratica che un tempo si completava in un giorno, adesso ce ne vogliono 25-26 per adeguarmi a tutte le regolette e preparare le planimetrie richieste, questo nonostante la preparazione e la disponibilità degli operatori degli uffici pubblici». Un esempio su tutti è dato dalle norme sulla sistemazione all’esterno di tavoli, sedie, ombrelloni e pedane quando le attività sono chiuse. «Pur pagando gli spazi per l’intera giornata», spiega Della Croce, «quando non siamo aperti dobbiamo rientrare tutte le attrezzature: una cosa impossibile da fare specialmente per chi ha i locali piccoli. In piena estate, ad agosto, sono venuti i vigili a fare un sopralluogo alle 6 del mattino e hanno multato tutte le attività della piazza che erano chiuse ma avevano tenuto tavoli e sedie fuori in un angolo». «Vorremmo», chiosa lo chef, «solo un po’ di tolleranza ed essere messi in condizioni di lavorare serenamente».
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