Pignoli: mio fratello e l’incubo coronavirus

4 Maggio 2020

Il consigliere comunale, reduce dall’isolamento, racconta il ricovero del congiunto nel reparto Covid

PESCARA. Simone Pignoli è stato uno dei primi a contrarre il Covid-19 e dopo il suo ricovero tutta la famiglia è finita in quarantena, chiusa in casa, per venti giorni, con lo spettro della malattia. L’isolamento è scattato anche per il fratello Massimiliano, consigliere comunale dell'Udc, che racconta questa esperienza dopo aver riabbracciato Simone, 44 anni, ricoverato per due mesi tra ospedale e Oasi dello Spirito. È cominciato tutto dalla «febbre di mio fratello, quando si iniziava a parlare di pandemia ma non si capiva ancora granché. Il medico curante si è precipitato a casa e ha prescritto l'antibiotico: febbre passata. Ma dopo una settimana sono cominciati i problemi di respirazione. Salendo le scale non riusciva a respirare, si doveva fermare, si sentiva settant'anni. Chiamato il 118, lo hanno portato al pronto soccorso, è stato sottoposto a Tac e tampone, e gli è stato subito detto che al 99% era Covid 19. È stato quasi un mese nell’ex Geriatria, destinata a malati Covid. Era strapieno, con mio fratello c’erano giovani e anziani, ma non gli hanno mai fatto mancare nulla. Anche se vedeva il personale con le mascherine, si rendeva conto che gli operatori erano sempre gli stessi, segno che lavoravano ininterrottamente. Ha visto persone ricoverate e subito intubate, e alcuni non li ha più visti, ha saputo che sono morti. Parla di quei giorni come del Vietnam e dice che non sono mai stati lasciati soli, erano sempre monitorati».
Dopo il ricovero a casa è scattata la quarantena per tutta la famiglia, visto che i due fratelli vivono in una bifamiliare: l’isolamento è partito subito per moglie e figlie di Simone, di 12 anni e 17 anni, e per la famiglia di Massimiliano, cioè la moglie Patrizia e il figlio, oltre ai genitori di Pignoli.
«Mia moglie era molto preoccupata per il bambino, sembrava impazzita. La pediatra ci ha prescritto una cura a base di antibiotico, per proteggerlo. E io ho fatto di tutto per non pensare alla malattia, al pericolo, mettendomi a lavorare a casa, senza dire niente a nessuno se non al sindaco Carlo Masci. Con il gruppo dell'Udc abbiamo organizzato un servizio gratuito per la consegna della spesa e il pagamento delle bollette durante il lockdown. Dopo averlo attivato sono stato io stesso a usufruirne, essendo costretto a casa», continua Pignoli sorridendo.
«Il timore c'era, certo, soprattutto per i bambini e per i nostri genitori, ma eravamo monitorati dalla Asl che ci telefonava ogni giorno». Una volta finito l'isolamento il consigliere comunale, insieme al padre, si è preoccupato di far arrivare i vestiti al fratello, «il primo ad entrare all’Oasi dello spirito, dove non poteva avere contatti con gli altri, ma è stato coccolato dal personale e circondato dall'affetto dei colleghi del pastificio De Cecco».
La svolta è arrivata con le dimissioni, quando Simone è tornato a casa «dimagrito, pallido, con la barba lunga e la dissenteria. Ma dice di essere rinato per cui più in là farà una grande festa invitando chi gli è stato vicino e sulla torta metterà una sola candelina». Altro sospiro di sollievo è arrivato dopo il tampone: «Siamo risultati tutti negativi, ma mi è dispiaciuto vedere mio figlio, che ha 6 anni, fare quell'esame». Essendo così piccolo i genitori gli hanno raccontato che «quegli uomini tutti bardati venuti a casa sono dei marziani e che lo zio sarebbe andato sulla luna. Ora, però, c'è da superare uno scoglio: una delle maestre di Francesco Mario è morta. Lui sa che è andata a Roma, dal Papa. Ma suor Matilde non c'è più».
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