Pineta da rilanciare, ecco il progetto

L’impegno degli amministratori: «Tornerà l’acqua potabile e riapriranno i bagni». Con un anfiteatro e percorsi per disabili
PESCARA. Aumenteranno le aree interdette al pubblico nella riserva dannunziana. Ciò vuol dire che altro spazio sarà riservato alla conservazione delle specie arboree e faunistiche che i frequentatori della pineta potranno ammirare. L’ultimo nato è un giglio bianco immerso nelle radure intoccabili. Nei programmi dell’amministrazione comunale c’è anche la realizzazione di un centro erpetologico per lo studio, il monitoraggio e il contenimento delle nascite nel laghetto e nell’intero comparto verde di complessivi 53 ettari di terra appartenuta un tempo ai d’Avalos. Progetti che andranno ad affiancarsi a quello in essere delle attività didattiche e informative del centro visite gestito dalle cooperative Il Bosso e Majambiente che ricevono quotidianamente gruppi di scolaresche.
Nel frattempo, ieri mattina, nel corso di una conferenza stampa svoltasi dentro la pineta (ingresso rotonda Totò), gli amministratori, il sindaco Marco Alessandrini, il suo vice Antonio Blasioli e l’assessore alla Riserva Paola Marchegiani, hanno annunciato l’avvio dei lavori (mercoledì scorso) di riqualificazione dei comparti 2-3 e 4 della riserva, compresa la zona del laghetto. Gli interventi si concluderanno in autunno. Il comparto 5 resta la selva, inviolabile, di specie autoctone. Il comparto 1 (ex galoppatoio), attualmente di proprietà privata, «sarà inserito nel Pan», Piano di assetto naturalistico che sarà discusso entro l’estate. L’obiettivo del Comune è «riprendersi l’area attraverso un esproprio», annuncia l’assessore Marchegiani che, a chiare lettere dice alla città di «imparare a considerare questa pineta non come un semplice parco. Ma per quello che è da 18 anni: una riserva con flora e fauna protetti. E con aree interdette alla fruizione e vietate al pubblico che aumenteranno sempre di più». Tra quelle, teoricamente vietate, ci sono anche i sentieri dell’amore incuneati nell’ecosistema protetto, molto frequentate da persone che consumano incontri clandestini a tutte le ore del giorno e della notte e lasciano a terra una distesa di profilattici e fazzoletti. Sono le stesse aree «interdette al pubblico», dove però sono posizionati i cestini dell’immondizia, che rimangono vuoti perché i rifiuti sono sparsi sul terreno boschivo.
All’incontro erano presenti Gianni Melilla, promotore della legge istitutiva della riserva (36/2000), i tecnici, progettisti e responsabili delle cooperative Piero Pandolfi, Mario Caudullo, Barbara Becchi, Cristian Moscone e il consigliere Stefano Casciano.
L’inchiesta del Centro di ieri ha rilevato le condizioni di degrado in cui versa la riserva, con le fontanine rotte come le attrezzature sportive, i bagni chiusi, gli alberi caduti, i tronchi tranciati di netto e le insegne abbandonate. Per gli amministratori «non è degrado, gli alberi caduti devono rimanere a terra». E in ogni caso, presto, la pineta cambierà volto. Sarà rimessa a nuovo «l’intera rete idrica, un km di manutenzione con gli spingitubi per non scavare. Aca e Asl valuteranno la qualità dell’acqua che si potrà tornare a bere». Saranno riattivate le fontane, riaperte le toilette, sistemato il ponticello di legno del comparto 2, («dove giocavo da piccolo» dice l’assessore Blasioli), i giochi dei bimbi, aree per picnic, saranno realizzati sentieri sensoriali per non vedenti e non udenti, 4 auto elettriche saranno messe a disposizione dei disabili per visitare la riserva «che sarà inserita», annuncia Marchegiani, «negli itinerari cicloturistici regionali e nazionali». Ci saranno, inoltre, postazioni QrCode per illustrare le particolarità del luogo, i percorsi cromatici, cambio pavimentazioni e anfiteatro.

