Piromani in chiesa all’alba Il parroco: minacce da anni

18 Settembre 2018

Danni pesanti in due locali: fuori uso impianto di videosorveglianza e megafoni L’arcivescovo attende di effettuare un sopralluogo per decidere il da farsi

MONTESILVANO. Non uno ma tre inneschi. Chi voleva incendiare la chiesa dei Santi Martiri Innocenti di via Marmolada, a Montesilvano Colle, ha agito su più fronti, appiccando le fiamme sia dentro che fuori la chiesa. Il rogo ha creato grossi danni ma l’intervento dei vigili del fuoco, attorno alle 5,30 di ieri, ha evitato che le fiamme divorassero tutta la struttura, realizzata in legno e già colpita da un rogo nel 2013. Il bilancio è pesante perché due stanze sono state gravemente rovinate: sono quella a disposizione del parroco, don Rinaldo Lavezzo, e un altro locale all’interno del quale erano conservate delle apparecchiature elettriche. E si tratta di due stanze non comunicanti tra loro né vicine: anzi, per passare da una all’altra è necessario attraversare tutta la chiesa. Dentro uno di questi locali era conservata la strumentazione per diffondere il suono delle campane (attraverso dei megafoni posizionati all’esterno) e quella per controllare l’impianto di videosorveglianza, ora inutilizzabile. Le riprese dalle telecamere sono quindi inservibili, sempre che l’occhio elettronico abbia registrato qualcosa, ieri.
Per appiccare le fiamme sarebbero state utilizzate delle micce artigianali, probabilmente della stoffa imbevuta di combustibile. Micce diverse in punti diversi. Anche se, al momento, si tratta solo di un’ipotesi su cui stanno lavorando i carabinieri della compagnia di Montesilvano, coordinati dal capitano Luca La Verghetta, impegnati nelle indagini. Il terzo punto si trova sul tetto della chiesa, facilmente raggiungibile dall’esterno dell’edificio: qualcuno si è divertito a raggiungere il megafono e a dargli fuoco, o quanto meno a provarci per cui il calore lo ha in parte liquefatto. Per il resto le fiamme non hanno raggiunto l’interno della chiesa, se non in piccola parte, anche se i segni del fumo sono evidenti ovunque, e i locali sono tutti anneriti.
L’arrivo immediato dei vigili del fuoco ha scongiurato il peggio. Ed è stato un bene che la chiesa fosse completamente chiusa altrimenti le fiamme si sarebbero propagate più velocemente. Con il passare delle ore, dopo l’arrivo sul posto del parroco e dei carabinieri, è emerso il percorso seguito dal piromane o dai piromani, perché è possibile che ad agire siano state diverse persone. E si è capito che per intrufolarsi in chiesa hanno scardinato una porta sul retro per poi raggiungere la parte anteriore. Non sono stati degnati di attenzione, invece, tutti gli oggetti sacri della chiesa, e neppure l’altare.
È «dispiaciuto» il parroco, che ieri mattina ha raggiunto la chiesa attorno alle 6.30, quando è stato avvertito da un parrocchiano, anche se dei rumori anomali sarebbero stati sentiti attorno alle 4,15. «Devo accettare quello che è accaduto», dice. E poi parla delle sue perplessità perché, come ha raccontato ai carabinieri, in quella zona la chiesa non è ben accetta da tutti, anzi le «minacce» si susseguono «da anni».
Don Rinaldo è a Montesilvano da due anni e avverte l’ostilità di una famiglia della zona che ha sempre cercato di «osteggiare» la chiesa, che creerebbe dei fastidi, a partire dalle campane. Il capofamiglia ha perfino chiesto di spostare altrove il luogo di culto, partendo dal presupposto che «Dio non c’è». Il parroco ha cercato di essere accondiscendente, «girando il neon e portando al minimo il rumore delle campane» ma la tensione è rimasta. L’arcivescovo, Tommaso Valentinetti, vuole «visitare la chiesa», rendersi conto di persona dell’accaduto per poi «decidere» il da farsi. «Voglio capire», dice, ma intanto esprime il suo «grande dispiacere» per l’incendio. È amareggiato il sindaco Francesco Maragno, che ieri mattina ha raggiunto la chiesa. Parla di «uno scempio gravissimo, un episodio tragico per la comunità dei fedeli e per tutta la collettività» e annuncia il «massimo supporto sia per le indagini sia per le azioni necessarie alla restituzione della chiesa a chi la frequenta».