Pizzeria Liceo, ipotesi trasferimento

Il titolare: «Comunque riapriremo». Lo storico locale chiuso per questioni di affitto
PESCARA. Riaprirà la pizzeria Liceo chiusa da otto mesi. Nella sede storica di via Venezia o altrove, ma riaprirà. È la promessa del patron Ercole Calchi, 84 anni e l’entusiasmo di un giovanotto. Tra lockdown e questioni burocratiche legate anche agli affitti, il locale fondato dal signore delle focacce nel 1963, quando in via Venezia ancora correva il trenino dell’ex Fea, ha temporaneamente smesso di sfamare i liceali del D'Annunzio, proprio di fronte, e di mezza Pescara. Ma Calchi non è rimasto con le mani in mano in questi mesi e ogni giorno ordina ai suoi 6 dipendenti di sfornare pizzette, calzoni e supplì da “Ercolino”, l’altro locale di via Paolini, di fronte all’ospedale, sorto 15 anni fa insieme alle altre 18 attività sparse tra Roma e Firenze, date in gestione a terzi.
Nato il 21 maggio 1936 nel quartiere San Donato, da mamma Amalia e papà Rocco, scomparsi tra il 1962 e il 2000, Ercolino ha iniziato a impastare la farina all'età di 11 anni. Primo impiego alla pizzeria Dreher di corso Vittorio. Con l’altro storico locale ha collaborato per 37 anni, ma nel frattempo maturava il suo sogno: una pizzeria tutta sua. A 27 anni incontra l’avvocato Edmondo Anselmi che gli affitta lo stabile di via Venezia. E la pizzeria Liceo, inaugurata ufficialmente nel 1964, sbanca. «Ogni giorno entravano tra le 800 e le 1000 persone». Tra i suoi clienti, ex studenti del Classico molto conosciuti, ma anche sportivi come Marco Verratti e Lorenzo Insigne. Le sue pizze hanno anche conosciuto la gloria di un Giro d'Italia, 20 anni fa. Nel 2001 muore la moglie Maria, che lo ha affiancato per una vita insieme al figlio Giampiero (l'altro figlio, Roberto, fa il poliziotto) e la vita di Ercolino Calchi cambia all'improvviso. Al dolore della scomparsa della consorte «si sommano i licenziamenti per matrimoni o per altri lavori e pensionamenti di 9 dei 16 dipendenti» dell'epoca. Una emorragia di liquidazioni che farà traballare la baracca. Don Ercole si rimbocca le maniche e apre un locale dopo l’altro, l'ultimo nato è Ercolino con il coordinamento tecnico di Maria Mastrogiacomo, ex titolare della Racchetta di Montesilvano. Ma la pizzeria Liceo resta l'attività ammiraglia. E diventa una istituzione, al punto che tanti pescaresi ora si chiedono perché non riapra dopo mesi di chiusura. Problemi di natura tecnico-burocratica ci sono dietro a quelle serrande abbassate. Che un tempo hanno dato lavoro fino a 40 dipendenti. E quanti “filoni” tra gli studenti del Classico: «I ragazzi li facevo uscire da una porta laterale perché i genitori arrivavano inferociti» ricorda sorridendo don Ercole che mezzo secolo fa vendeva le pizzette a venti lire. Tonde, morbide e saporite, hanno fatto impazzire generazioni di pescaresi. «Se mangio le mie pizzette? Si, quelle bruciacchiate, mi piacciono ben cotte». Il segreto dell'impasto? «Lo conoscono in pochi, ma presto la pizzeria Liceo riaprirà. In via Venezia o altrove».

