Pizzichi e tirate di capelli ai bimbi filmati in classe

21 Ottobre 2017

Le lezioni dell’insegnante spiate con una telecamera nascosta per giorni Giovedì mattina l’intervento dei carabinieri: sono andati a prenderla a scuola

PESCARA. «Scusi maestra, può uscire un momento?». È nato così, giovedì mattina, l’arresto a scuola della maestra accusata di maltrattamenti nei confronti di alcuni bambini di quinta elementare. Un arresto in flagranza per l’insegnante pescarese di 64 anni, che senza sapere di essere osservata da una telecamera nascosta dentro l’aula, poco prima aveva strattonato una bambina che non voleva saperne di uscire dalla classe, come le aveva intimato. Ma non sapeva, l’insegnante, di essere spiata dai carabinieri da giorni, e quando se li è trovati davanti non è riuscita a dire nulla. E frastornata, preoccupata, stupefatta, ha seguito in caserma i militari del Nucleo Radiomobile che l’hanno arrestata. Ai domiciliari.
I bambini, ribadiscono i carabinieri, non hanno visto niente. Ma qualcosa hanno capito se qualcuno è scoppiato in lacrime e qualcun altro ha riferito subito, a insegnanti e bidelli richiamati dalla confusione della classe rimasta scoperta, che la maestra era stata arrestata. “Ho visto pure la pistola”, ha raccontato una volta a casa, forse solo suggestionato, un bambino. Ma che ci fosse una denuncia nei suoi confronti si sapeva da almeno un paio di settimane. O perlomeno qualcuno l’aveva detto alla maestra già a fine settembre, quando i genitori di un suo alunno avevano presentato l’esposto che ha dato il via alle indagini dei carabinieri. «Ma che ho fatto? Cerco solo di lavorare», aveva risposto senza dare particolarmente peso a quell’indiscrezione l’insegnante, «lì dentro ci sono momenti che non si riesce a fare niente».
Ma quello che succedeva «lì dentro» l’hanno filmato i carabinieri che in diretta, da giorni seguivano le lezioni della maestra e ne spiavano i comportamenti. «Il monitoraggio di alcuni giorni», hanno spiegato in conferenza stampa ieri mattina il capitano della compagnia Antonio Di Mauro e il tenente Antonio Di Dalmazi responsabile del Nucleo Radiomobile, «ci ha permesso di verificare la sistematicità di una condotta non conforme, e di documentare il clima di tensione attribuibile solo alla sua presenza».
In particolare, secondo quanto ricostruito dagli investigatori coordinati dal pm Anna Benigni, l’insegnante avrebbe preso di mira gli alunni più inquieti, quelli più vivaci. Bambini e bambine di dieci anni ai quali la donna si sarebbe rivolta, di fronte a comportamenti irrequieti o a un compito sbagliato, con urla e rimproveri dai toni spesso pesanti, fino a intervenire fisicamente con pizzicotti, tirate di capelli e strattoni, come documentato dai carabinieri. Non offese o umiliazioni, neanche lividi o lesioni sui bambini, hanno sottolineato gli investigatori, che hanno però riscontrato in quella classe un clima di tensione riconducibile ai metodi dell’insegnante. A raccontarlo, tra i filmati raccolti, un bambino che dopo essere stato aspramente rimproverato dalla maestra, se ne sta per un quarto d’ora con la testa china sul banco. Insomma lo strattone di giovedì mattina sarebbe stato solo l’ultimo di una serie di episodi registrati dagli investigatori che adesso andranno a ritroso, nella lunga carriera dell’insegnante, per capire se ci siano stati altri eventi analoghi. In effetti, almeno nella scuola di Santa Filomena un precedente ci sarebbe, riconducibile a un’altra classe dove la donna insegnava solo per poche ore alla settimana. Era febbraio dello scorso anno quando una mamma scoprì che il figlio aveva preso uno scappellotto in classe da quella maestra. Andò a parlare con lei, che sminuì la cosa, e poi con la dirigente che la rassicurò subito, “parlo subito con l’insegnante”. E in effetti da allora non era successo più nulla, tanto che la mamma aveva attribuito quell’episodio a uno scatto della maestra quasi giustificabile.
Anche se poi il figlio non andava più volentieri a scuola e alla psicologa da cui l’aveva portato la mamma, il bambino aveva subito riferito di quello scappellotto. Per il resto, nient’altro che stupore e dispiacere per l’insegnante nubile, senza figli, arrivata al plesso Piano T di Zanni poco meno di dieci anni fa, dopo un lungo periodo in un istituto privato di suore. Mai un’ombra sulla sua maniera di insegnare, se non quell’abitudine ad alzare la voce a cui nessuno aveva dato mai peso.
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