«Più controlli nella pineta per evitare aggressioni»

Addetto alla sicurezza suggerisce di istituire ronde nell’area verde per prevenire gli atti di violenza sulla riviera. La polizia cerca testimoni degli ultimi pestaggi
PESCARA. «Dentro la pineta accade di tutto, ma nessuno controlla. Agevolati dal fatto che l’area è completamente buia, lì si concentrano spacciatori a volontà, per lo più marocchini e senegalesi, e prostitute. Noi consigliamo ai ragazzi di non avvicinarsi a quella zona, perché è pericolosa». Joselito Zaramelli, uno degli addetti alla sicurezza dello stabilimento La Lampara, è «dispiaciuto» per l’aggressione che si è verificata lo scorso fine settimana, quando tre ragazzi sono stati aggrediti, verso le 3.30, solo perché una di loro si era appartata nella pineta per fare la pipì e dopo qualche insulto sono partite le botte e le minacce. Uno dei tre, un 27enne, è stato ferito gravemente ed è ricoverato in ospedale con una prognosi di 45 giorni mentre le sue amiche hanno riportato solo delle ferite lievi.
«Ci piacerebbe beccare chi si rende responsabile di questi episodi», prosegue l’addetto alla sicurezza, «e più volte abbiamo pensato che sarebbe opportuno organizzare dei controlli nell’area verde, magari delle ronde, visto che lì dentro le forze dell’ordine non entrano mai. Ma non possiamo rischiare che ci accada qualcosa. È auspicabile un controllo diretto degli agenti della forza pubblica, con i quali siamo pronti a collaborare, oppure l’intervento di un’agenzia privata che potrebbe ricevere l’incarico dal Comune».
Sul fronte delle indagini, il personale della squadra Mobile, diretto da Pierfrancesco Muriana, è al lavoro per arrivare a identificare i responsabili dell’aggressione, due uomini e una donna, che dopo il pestaggio si sono allontanati rapidamente. La polizia sta indagando non solo su questa ma anche su un’altra aggressione, avvenuta tra sabato e domenica, prima delle 2, ai danni di un albanese di trent’anni, trovato a terra alla rotonda Paolucci e finito in ospedale in prognosi riservata, in Neurochirurgia, per le botte prese in testa.
Entrambe le vittime sono state ascoltate dagli investigatori, che contano molto sulla loro collaborazione perché possono aver notato degli elementi determinanti all’identificazione dei responsabili. L’albanese, però, continua a dire di non ricordare niente, di quella notte.
La polizia confida anche nelle deposizioni spontanee di chi ha assistito ai pestaggi e potrebbe fornire testimonianze preziose a chiudere questi casi di violenza.
Un altro contributo determinante potrà arrivare dalle immagini riprese dalle telecamere di sorveglianza dei locali. Non è escluso che i responsabili di questi fatti siano stati “catturati” dagli occhi elettronici, prima o dopo i due episodi al centro delle indagini, per cui ora prende il via un lavoro che potrebbe essere lungo e complesso.
©RIPRODUZIONE RISERVATA

