Più farina e cibi in scatola, meno pane: così cambiano i consumi in quarantena

7 Maggio 2020

Dalle grandi scorte per la paura di inizio pandemia agli aperitivi virtuali: tutti i numeri e le nuove tendenze negli acquisti

PESCARA. Fase 2, l’Italia riparte e le attività tentano di rimettersi lentamente in marcia, destreggiandosi in precario equilibrio tra la paura e la necessità. È il momento giusto, questo, per scattare una fotografia in tempo reale delle modificate abitudini di consumo degli italiani, che poi è l’immagine stessa del Paese, fissata per sempre in un paesaggio economico post-pandemico.
Ci ha pensato uno studio di Coop Italia, che ha analizzato gli acquisti fatti nei propri punti vendita durante le otto settimane di quarantena, a partire dalla fine di febbraio. Scoprendo, tra novità e ricorsi storici, in che modo sono cambiate le abitudini dei consumatori.
Anche i comportamenti, come la vita dei cittadini dopo l’annuncio del confinamento, hanno seguito grosso modo due fasi. La prima reazione è stata quella classica degli assediati: l’approvvigionamento del bunker. Venuti a sapere della presenza del Covid19 nel Paese, gli italiani sono corsi in massa al supermercato per fare scorta: tra il 24 febbraio e il 15 marzo, secondo lo studio, le vendite totali del sistema Coop Italia hanno registrato un aumento del 14,6%. Con il prolungarsi della quarantena, però, e soprattutto quando è apparso chiaro che non ci sarebbe stata penuria di prodotti, la spesa è tornata alla quasi normalità, facendo registrare per tutto il periodo dal 24 febbraio al 19 aprile il +5,6%.

ALIMENTARI E IGIENIZZANTI
PROTAGONISTI NEL CARRELLO
La parte da protagonista della spesa, naturalmente, spetta ai prodotti alimentari confezionati, che da soli registrano un +10,3%, mentre i freschi e i freschissimi, che all’inizio della pandemia erano partiti con un aumento a doppia cifra, nella seconda fase si ridimensionano al +6,9%.
Ma le sorprese maggiori si scoprono guardando bene dentro i carrelli della spesa. E allora ecco spuntare, in un crescendo eclatante, il kit anti-virus per eccellenza, con in testa l’onnipresente Amuchina (e simili, +377%), le salviettine disinfettanti (+616%), i disinfettanti per superfici (+200%) e i termometri, che da soli totalizzano un aumento delle vendite ben dodici volte superiore alla media. La rinnovata mania per l’igiene è testimoniata anche dal +97% registrato per l’alcol etilico alimentare, che nonostante il suo prezzo elevato evidentemente viene usato anche in maniera poco ortodossa per sanificare casa e ambienti.
Non giunge come una sorpresa il boom di vendite delle mascherine chirurgiche, che passano da un trend di diffusione prossimo allo zero a quello davvero vertiginoso del +1160% di media nei due mesi di quarantena.
ITALIA PATRIA DI CUOCHI
E BARISTI DIGITALI
Nei carrelli degli italiani che si sentono sotto assedio tornano anche prodotti di antica memoria come le conserve di verdure, la carne in scatola e le minestre liofilizzate. Pasta, riso e olio, nel timore di una possibile penuria, nelle prime tre settimane fanno schizzare verso l’alto le vendite rispettivamente del 53%, 48% e 35%.
In un secondo momento, placata l’ansia, il Paese si scopre patria di cuochi, pizzaioli e panettieri: allora via dal carrello pasta, riso, latte uht e biscotti e dentro il lievito di birra (+149%) e la mozzarella per la pizza (+109%). Poi uova (+44%), burro (+46%) e soprattutto farina, che passa dal +114% delle prime tre settimane al +174% delle successive cinque, con una crescita media nell’intero periodo del +152%. Per contro, dal 16 marzo al 19 aprile, le vendite del pane calano del 30%, forse anche perché, è il risultato di un altro studio, quasi un italiano su due ha paura di comprare cibo che poi non può cuocere.

FASE DUE: SI SCOPRE
L’APERITIVO DIGITALE
Ma c’è anche, tra le nuove abitudini degli italiani rinchiusi per confinamento, un po’ di spazio per qualche nota un po’ più frivola. Ed ecco che nelle ultime settimane, con un vero e proprio salto in avanti rispetto alla prima fase di lockdown, crescono le vendite di bevande da aperitivo (+17%) e birra (15,5%). E tornano a crescere anche le creme spalmabili, con un notevole +37,4%.
Invece calano, inevitabilmente, e fin dall’inizio della quarantena, le bevande e tutti gli integratori per gli sportivi (-48% e -45%).

BELLI SÌ, MA PIÙ CASTI
Due curiosità degne di nota: anche nel lockdown gli italiani dimostrano di tenere molto al proprio aspetto. La “ricrescita” fa paura e le tinture per capelli volano con un +164%. Ma la permanenza forzata in casa evidentemente non fa bene all’amore, tant’è che le vendite di preservativi, nell’ultima fase della quarantena, scendono del 37%. Alla faccia del “due cuore e una capanna”.
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