«Più fondi o chiudiamo strade e scuole»

Appello dei presidenti abruzzesi alla vigilia della manovrina del governo: in gioco 540 milioni per evitare il dissesto
ROMA. Il punto di non ritorno è la conversione in legge della manovrina adottata per decreto dal governo. «O in quella sede si chiude la partita integrando i fondi che servono per sanare i bilanci delle province o saranno proprio le province a chiudere strade e scuole che ricadono sotto le rispettive competenze», avverte il presidente della Provincia di Pescara e dell’Upi (Unione italiana delle province) Abruzzo, Antonio Di Marco (leggi intervista a destra). Parole che danno voce all’aut aut lanciato dagli enti locali destinati all’estinzione dalla riforma costituzionale del governo Renzi ma che, invece, sono stati resuscitati dalla vittoria del No al referendum del 4 dicembre scorso. Ed ora, dopo tre anni consecutivi di scure e tagli, tornano a battere cassa allo Stato centrale. Qualcosa, al termine della lunga giornata di ieri, le Province, l’hanno spuntata. Le rassicurazioni arrivate nel corso degli incontri con i capigruppo di Montecitorio. Ma, soprattutto, l’attenzione ai «fondamentali diritti alla sicurezza, all’istruzione, alla mobilità delle vostre collettività», da parte della presidente della Camera, Laura Boldrini. Che ha aggiunto: «Questa azione di pressione è importante per poter soddisfare le legittime richieste che vi vengono rivolte dai cittadini. Auspico che il Parlamento possa presto dare risposta a queste vostre domande».
SOLDI SUBITO. Risposta per la quale bisognerà aspettare la prossima settimana. Quando in commissione Bilancio si voteranno gli emendamenti richiesti dall’Upi (Unione delle province italiane) e presentati da alcuni deputati. Tra loro l’abruzzese di Mdp Gianni Melilla. Sua la proposta che punta a portare i 110 milioni di euro stanziati dalla manovrina ai 650 milioni di euro che secondo la Sose, la spa creata dal ministero dell’Economia per studiare tra l’altro i fabbisogni standard, occorrerebbero per rimettere in sesto i bilanci delle province. «Un ulteriore emendamento a mia firma – prosegue Melilla – stabilisce che le spese sostenute dalle province per fare fronte alle emergenze terremoto e maltempo, siano escluse dal patto di stabilità». Il deputato di Mdp indica anche la copertura finanziaria: «Il fondo Anas, che è in attivo, mentre le province non hanno soldi per garantire la manutenzione delle strade di propria pertinenza». Ma qualunque soluzione non potrà prescindere dal parere del governo. Che, come ricorda l’altro componente abruzzese della commissione Bilancio, Paolo Tancredi di Alternativa popolare, «per ora si è detto favorevole ad un possibile passaggio in capo all’Anas della competenza delle strade oggi ricadenti sotto la responsabilità delle province. Staremo a vedere».
INTERVENTI URGENTI. Ma cosa riguardano, nel dettaglio, le competenze delle province? Solo in Abruzzo, ad esempio, la provincia di L’Aquila, guidata da Antonio De Crescentiis, deve occuparsi di una rete stradale di 1.800 chilometri e 20 istituti scolastici. A Teramo, l’ente presieduto da Renzo Di Sabatino ha in carico 1.630 chilometri di strade e 27 scuole. Il presidente della Provincia di Chieti, Mario Pupillo, deve occuparsi di 1.800 chilometri di asfalto e 40 istituti. A Pescara, infine, sotto la responsabilità di Di Marco ricadono circa 750 chilometri di strade e 18 plessi scolastici. «E’ chiaro che occorra mettere a disposizione delle province risorse per garantire la sicurezza dei cittadini sulle strade e degli studenti nelle scuole – spiega Di Sabatino –. Diversamente dovremmo fare come ha fatto Caserta: chiudere scuole e strade. Se finora non lo abbiamo fatto è solo perché ci rendiamo conto delle ripercussioni sui servizi che questa decisione avrebbe». Una situazione resa sempre più difficile dai tagli.
«Con le risorse attualmente disponibili, quest’anno, non saremo in grado di assicurare alcuna manutenzione alle strade provinciali – ammette De Crescentiis –. Mentre, sul fronte delle scuole, potremo garantire solo il riscaldamento e il pagamento delle utenze: impossibile programmare qualsiasi intervento di adeguamento sismico».

