Più posti letto, manca il personale Asl a caccia di medici e infermieri

12 Gennaio 2022

L’azienda corre ai ripari: dopo i primi otto rinforzi, per domenica sono attesi altri dodici operatori  E si reclutano sanitari anche per i centri vaccini, dove la corsa alle prime dosi genera file e proteste

PESCARA. Code all’esterno del centro vaccinale di Città Sant’Angelo, ma anche un nuovo record per la Asl di Pescara, che ieri ha conquistato il primato in Abruzzo per il numero di terze dosi somministrate, superando la Asl di Teramo. Sono le due facce della campagna di vaccinazione che prosegue a ritmo serrato, per impedire al Covid di continuare ad avanzare. E se per fronteggiare la nuova ondata, domenica scorsa la Asl ha aumentato (di 32 posti) i letti a disposizione nell’ospedale Covid (e si sta lavorando per trovarne altri), resta però il nodo del personale che non è sufficiente. In attesa dell’arrivo dei nuovi rinforzi, previsti entro domenica, gli infermieri vengono reperiti da altri reparti e dirottato non solo per i malati Covid ma anche al pronto soccorso, se necessario. E intanto la Asl è a caccia di nuovi medici da impiegare nel nuovo centro vaccinale a palazzo Fuksas.
LA CORSA AI VACCINI
Mano a mano che la campagna vaccinale prosegue, a Città Sant’Angelo continuano le polemiche per chi è costretto a mettersi in coda e aspettare. Giuseppe Palozzi racconta che ieri ha atteso due ore, al Città Sant’Angelo Village, dove ha accompagnato la moglie. «La prenotazione era alle 11.30 ma la vaccinazione è avvenuta alle 13.30. C’erano degli anziani in fila, all’aperto, al freddo, e all’interno tante persone, tra l’altro non tutte con la mascherina Ffp2. È possibile che non si possa organizzare meglio? Io non ce l’ho con chi lavora», precisa Palozzi. Se ieri mattina c’era la coda è anche perché alla struttura di Città Sant’Angelo sono state somministrate 130 prime e seconde dosi per le quali non c’è l’obbligo di prenotarsi. In tutta la mattina a Città Sant’Angelo sono state vaccinate 785 persone mentre il dato globale della giornata di ieri, per le somministrazioni nella Asl, si è attestato sulle 4.900 dosi, «segno che ce la mettiamo tutta, grazie al personale impegnato nella campagna», dice il referente della Asl Rossano Di Luzio. E il numero delle dosi salirà con l’attivazione del nuovo centro vaccinale a Palazzo Fuksas. La ricerca di personale è partita per attivare 6 linee vaccinali la mattina e 6 il pomeriggio. Dei 12 medici da reclutare, ne sono stati individuati 8 che hanno risposto all’avviso: sono giovani o pensionati. Tra le domande arrivate c’è quella di un ottantenne pronto a fare la propria parte.
LA CARENZA DI PERSONALE
«Si aumentano gli spazi ma mancano gli infermieri e quelli che lavorano fanno turni massacranti», dice dalla Uil Francesco Marcucci ricordando l’avviso della Asl per reclutare a tempo determinato 20 infermieri, attingendo a una vecchia graduatoria. «Ne sono arrivati 8, se ne attendono altri 12, entro il 16 gennaio», dice il sindacalista. «Non so se con 20 infermieri si sopperisce all’emergenza», commenta sempre dalla Uil il componente della segreteria Angelo Pancione. «E poi non è semplice trovare professionisti disposti a lavorare solo per tre mesi. Ci hanno chiamato “eroi” ma il trattamento è rimasto invariato e forse è peggiorato visto che ci sono colleghi che vengono spostati dalla sera alla mattina da un reparto all’altro con un semplice sms. Essendo a corto di personale, si reclutano infermieri e Oss anche così. Capiamo che siamo in emergenza, per cui non cavilliamo, ma la Asl avrebbe dovuto essere più lungimirante, doveva avere una visione più a lungo termine, evitando di ritrovarsi nella stessa situazione già vissuta. Si doveva pensare che l’emergenza Covid sarebbe tornata e organizzarsi».
PRONTO SOCCORSO
Dal vice presidente del consiglio regionale Domenico Pettinari (M5S) arriva l’appello alla Regione e alla Asl di «aumentare il personale del pronto soccorso e ripensare l’organizzazione», visto il pienone dei giorni scorsi che ha portato a bloccare una serie di accessi. «E vanno potenziati i reparti di degenza per evitare che i pazienti restino bloccati al pronto soccorso».