«Poca attenzione a diritti e doveri»

16 Giugno 2021

L’avvocato Colangelo: si pensa alla festa e non si valuta l’importanza degli obblighi

PESCARA. «La nostra società è diventata sempre più liquida e anche il matrimonio ha assunto questo connotato. La Chiesa, invece, è rimasta ferma sui suoi principi». Vittoria Colangelo, avvocato del foro ecclesiastico e civile, commenta la crescita dell’annullamento dei matrimoni a Pescara prendendo in prestito la tesi del filosofo polacco Zygmunt Bauman: una società dalle relazioni vacillanti che si decompone e ricompone senza troppi complimenti. «Cambiano i tempi», spiega Colangelo, già consigliera di parità della Provincia di Pescara, «mentre i motivi di nullità dettati dalla Chiesa sono gli stessi da sempre». A partire dal vizio più popolare: il grave difetto di discrezione di giudizio. Se le coppie sono sempre più immature, la Chiesa si adegua ai tempi che cambiano.
Avvocato, sposarsi è spesso una scelta avventata?
«Prima delle nozze può esserci una scarsa valutazione dei diritti e dei doveri del matrimonio. Manca una decisione matura e critica nei confronti del matrimonio sacramentale che impone diritti e doveri. Insomma, ci si avvicina al matrimonio con immaturità: semplificando, si può dire che si pensa più alla voglia di fare una festa che non alle conseguenze del sacramento».
I dati dicono che sempre più persone vogliono l’annullamento: perché?
«Nella maggioranza dei casi, accade per motivi di coscienza attinenti alla sfera religiosa».
Adesso, annullare un matrimonio è più facile che in passato: è un “incentivo”?
«La riforma introdotta da Papa Francesco ha abolito la doppia sentenza conforme: in passato, per potersi risposare in chiesa, era necessario attendere la sentenza di primo grado e poi un’altra sentenza confermativa, nel nostro caso proveniente dal tribunale ecclesiastico di Benevento. Adesso, la sentenza di primo grado diventa già esecutiva e si può celebrare nuovamente il matrimonio religioso».
Capitolo costi, sono diventati più accessibili?
«Le tariffe sono state fissate dalla Cei da anni e anni: i costi sono un falso mito». (p.l.)
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