Pochi agenti in carcere, appello del M5s al ministro

31 Marzo 2021

PESCARA. Il Movimento cinque stelle solleva il caso del carcere di Pescara. Lo fa coinvolgendo direttamente il ministro della Giustizia, Marta Cartabia, per chiedere un intervento diretto. L’onorevole...

PESCARA. Il Movimento cinque stelle solleva il caso del carcere di Pescara. Lo fa coinvolgendo direttamente il ministro della Giustizia, Marta Cartabia, per chiedere un intervento diretto. L’onorevole Daniela Torto ha depositato una interrogazione parlamentare rivolta proprio al ministro per chiedere quali iniziative intenda mettere in campo per «colmare la carenza della pianta organica del personale della polizia penitenziaria. Quello della carenza di addetti nelle carceri è un problema che merita attenzione soprattutto per le condizioni di lavoro a cui il personale è sottoposto con turnazioni molto pesanti e continui straordinari», scrive. Torto ha voluto assicurare in questo modo il suo «contributo» ad un appello lanciato sullo stesso tema dal vice presidente del Consiglio regionale d’Abruzzo Domenico Pettinari, che ha discusso la situazione attuale con i rappresentanti sindacali. Anche lui si è rivolto al ministro per segnalare che risultano «operativi in pianta organica 84 agenti maschili sui 120 agenti previsti e la crisi pandemica ha aggravato oltremodo tale carenza, provocando condizioni lavorative al limite della resistenza psicofisica del personale in servizio. Una condizione pesante, destinata ad aggravarsi nel biennio 2021- 2022, essendo previsto il pensionamento di altri 5 o 6 agenti», spiega proprio Pettinari entrando nel merito della questione. In vista della conclusione del concorso degli agenti di polizia penitenziaria (con l’ingresso nelle carceri di circa 950 unità) «sarebbe auspicabile procedere al distacco, in tempi brevi, di almeno 15 agenti di polizia penitenziaria a Pescara», chiede Pettinari. Così il personale in servizio potrebbe «smaltire parte delle ferie maturate, riferite al 2018, 2019 e 2020», dice sempre Pettinari sperando che, con l’intervento del ministro, migliori la «vivibilità» all’interno del carcere.