Pochi medici e infermieri al San Massimo

10 Novembre 2016

Penne, il presidio sanitario vestino sempre a rischio declassamento dopo la perdita del Punto nascita

PENNE. L’ospedale San Massimo di Penne, tra alti e bassi, continua a essere un punto di riferimento per tutta l’area vestina. Gli ultimi sviluppi, delibera sospensiva del declassamento da parte del direttore generale della Asl di Pescara prima e ricorso al Tar da parte del Comune di Penne poi, sembrano aver momentaneamente interrotto il processo di depotenziamento a ospedale di area disagiata stabilito dalla Regione Abruzzo in base alle direttive nazionali del ministro Lorenzin.

La nota positiva più grande arriva dalla possibile ristrutturazione da 12,5 milioni di euro del complesso ospedaliero, che oggi dovrebbe essere approvata in giunta regionale. Il San Massimo di certo può e deve rimanere un buon ospedale. Al suo interno vi sono eccellenze e diversi punti di forza, anche se negli ultimi 10 anni si sono palesate gravi difficoltà.

La più grande, prima di tutte, deriva dalla carenza di personale medico e infermieristico che, spesso e volentieri, in caso di malattie o ferie, costringe e mette alle corde interi reparti. L’organico dell’ospedale vestino, negli ultimi anni, è sceso infatti di circa 21 professionalità mediche, passando da 75 unità alle circa 54 di oggi. Quasi tutti i reparti hanno pagato dazio: da Geriatria a Medicina, da Cardiologia al Pronto soccorso, passando per Anestesia e Laboratorio analisi. E nella palestra riabilitativa, se fino al Duemila erano in servizio 11 fisioterapisti che servivano a gli utenti esterni alla struttura ospedaliera, oggi ve ne sono solo tre per i pazienti ricoverati.

Le carenze non riguardano solo il personale medico e infermieristico, anche le dotazioni tecnologiche sono obsolete. La Radiologia, oltre ai pochi medici, fa i conti con una Tac di vecchia concezione e un’apparecchiatura acquistata due anni fa, pagata 250 mila euro, ancora in magazzino e inutilizzabile dato che è necessaria una ristrutturazione e una messa a norma dal punto di vista sismico, in base alle recenti leggi, dei locali dove dovrebbe essere installata la sofisticata apparecchiatura di controllo.

Tra i reparti in difficoltà di personale, inoltre, vivono una continua situazione di emergenza anche il Pronto soccorso, la Geriatria e la Medicina. Il San massimo negli ultimi tempi ha fatto i conti anche con i tagli e accorpamenti di reparti. Sono state chiuse Ginecologia e il Punto nascite, il Laboratorio analisi, da unità operativa complessa è diventata unità operativa semplice, e la Rianimazione ora è ridotta a “Tipo”, terapia intensiva post operatoria.

Francesco Bellante

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