«Pochi medici e infermieri per curare l’ictus»

Appello ai vertici Asl di Lombardozzi, titolare dell’unità di terapia neurovascolare: «Lavoriamo con un organico dimezzato»
di Cinzia Cordesco
PESCARA. Cinquecento vite salvate dalle complicanze dell’ictus negli ultimi dieci anni, grazie alla trombolisi sistemica, una innovativa terapia “riattiva cervello”, e altrettanti ricoveri ogni anno.
Ha numeri di ingressi e ricoveri da record, l’Unità di terapia neurovascolare (anche conosciuta come Stroke unit, settimo piano ala sud dell’ospedale), ma va in affanno sul personale. Che non basta mai neppure in questo dipartimento, così come negli altri dell’ospedale Santo Spirito. I vertici della Asl conoscono bene la situazione di emergenza e si attivano di volta in volta per sopperire alle carenze. Ma, appunto, gli organici sono sempre insufficienti in un ospedale che conta 100mila accessi l’anno solo al pronto soccorso.
Gabriele Lombardozzi, 62 anni, pescarese, dirigente della Stroke unit, ha lanciato un allarme ai vertici della Asl: «Abbiamo bisogno urgente di medici, infermieri e Operatori socio sanitari (Oss) per continuare a garantire ai pazienti la migliore assistenza possibile, come già facciamo con grandi sacrifici e i migliori standard qualitativi del reparto riconosciuto hub di secondo livello» dall’Agenzia sanitaria regionale e da Iso, Italian stroke organization e tra le migliori in Italia secondo il network ThatMorning.
La Stroke unit, sorta nel 2008 per volontà del manager Asl Armando Mancini che fino a 2 anni fa dirigeva il reparto per poi cedere il testimone a Lombardozzi, ha bisogno «di almeno 7 medici spalmati su tre turni, ma attualmente ne conta 4 operativi su 5; di 13 infermieri ma in questo momento 6 sono assenti tra ferie e permessi vari; di una decina di Oss, ma ne sono presenti 5. Ho scritto ai vertici Asl per spiegare lo stato di necessità».
Nove dovrebbero essere i posti letti occupati, invece sono 18. Malgrado ciò «nessun paziente viene messo in corridoio, tutti sono seguiti nelle camere e nessuno, mai, viene respinto quando arriva al pronto soccorso», sottolinea il referente della struttura, che spiega come «il carico assistenziale si aggravi quando i medici sono impegnati nelle guardie notturne interdivisionali», cioè in servizio d’emergenza nei reparti, prevalentemente, di Medicina e Pneumologia.
I malati, generalmente tra i 60 e i 75 anni, uomini e donne che arrivano da tutta la regione, ma anche dalla Puglia, Molise, Campania e Lombardia. Tra questi ci sono anche tanti giovani, che presentano patologie conseguenti all’assunzione di sostanze stupefacenti. Peraltro «di cocaina è piena l’aria di Pescara» è la curiosità citata dal dirigente medico.
Dal 2008 sono stati 459 i pazienti monitorati e salvati; 83 dall’inizio dell’anno, in linea con gli anni precedenti quando si sono superati i 100 interventi, di cui l’80% per trombolisi sistemica e il restante 20% in affiancamento alle cure della Radiologia interventistica diretta da Pietro D’Egidio.
L’unità di terapia neurovascolare di Lombardozzi conta 540 ricoveri l’anno ed è già a quota 403 dall’inizio del 2018, con una degenza media di 7 giorni.
Reumatologo fisiatra con specializzazione in medicina osteopatica e agopuntura, Lombardozzi è un luminare della trombolisi sistemica, una terapia salvavita altamente all’avanguardia che si somministra per endovena. Dal momento della comparsa di un evento ischemico, le prime quattro ore e mezzo sono quelle decisive per la somministrazione della terapia, col tempo di infusione di un’ora. Si procede iniettando un farmaco attivatore della plasmina che viene dosato a seconda del peso corporeo. La terapia riattiva in poco tempo le cellule cerebrali. I principali fattori di rischio dell’ictus possono essere l’ipertensione, il fumo, il diabete mellito, l'obesità, il colesterolo, un precedente evento ischemico e la fibrillazione atriale. L'ictus ischemico è causato generalmente dall'ostruzione di un vaso sanguigno; l'ictus emorragico, dalla rottura di un’arteria.
PESCARA. Cinquecento vite salvate dalle complicanze dell’ictus negli ultimi dieci anni, grazie alla trombolisi sistemica, una innovativa terapia “riattiva cervello”, e altrettanti ricoveri ogni anno.
Ha numeri di ingressi e ricoveri da record, l’Unità di terapia neurovascolare (anche conosciuta come Stroke unit, settimo piano ala sud dell’ospedale), ma va in affanno sul personale. Che non basta mai neppure in questo dipartimento, così come negli altri dell’ospedale Santo Spirito. I vertici della Asl conoscono bene la situazione di emergenza e si attivano di volta in volta per sopperire alle carenze. Ma, appunto, gli organici sono sempre insufficienti in un ospedale che conta 100mila accessi l’anno solo al pronto soccorso.
Gabriele Lombardozzi, 62 anni, pescarese, dirigente della Stroke unit, ha lanciato un allarme ai vertici della Asl: «Abbiamo bisogno urgente di medici, infermieri e Operatori socio sanitari (Oss) per continuare a garantire ai pazienti la migliore assistenza possibile, come già facciamo con grandi sacrifici e i migliori standard qualitativi del reparto riconosciuto hub di secondo livello» dall’Agenzia sanitaria regionale e da Iso, Italian stroke organization e tra le migliori in Italia secondo il network ThatMorning.
La Stroke unit, sorta nel 2008 per volontà del manager Asl Armando Mancini che fino a 2 anni fa dirigeva il reparto per poi cedere il testimone a Lombardozzi, ha bisogno «di almeno 7 medici spalmati su tre turni, ma attualmente ne conta 4 operativi su 5; di 13 infermieri ma in questo momento 6 sono assenti tra ferie e permessi vari; di una decina di Oss, ma ne sono presenti 5. Ho scritto ai vertici Asl per spiegare lo stato di necessità».
Nove dovrebbero essere i posti letti occupati, invece sono 18. Malgrado ciò «nessun paziente viene messo in corridoio, tutti sono seguiti nelle camere e nessuno, mai, viene respinto quando arriva al pronto soccorso», sottolinea il referente della struttura, che spiega come «il carico assistenziale si aggravi quando i medici sono impegnati nelle guardie notturne interdivisionali», cioè in servizio d’emergenza nei reparti, prevalentemente, di Medicina e Pneumologia.
I malati, generalmente tra i 60 e i 75 anni, uomini e donne che arrivano da tutta la regione, ma anche dalla Puglia, Molise, Campania e Lombardia. Tra questi ci sono anche tanti giovani, che presentano patologie conseguenti all’assunzione di sostanze stupefacenti. Peraltro «di cocaina è piena l’aria di Pescara» è la curiosità citata dal dirigente medico.
Dal 2008 sono stati 459 i pazienti monitorati e salvati; 83 dall’inizio dell’anno, in linea con gli anni precedenti quando si sono superati i 100 interventi, di cui l’80% per trombolisi sistemica e il restante 20% in affiancamento alle cure della Radiologia interventistica diretta da Pietro D’Egidio.
L’unità di terapia neurovascolare di Lombardozzi conta 540 ricoveri l’anno ed è già a quota 403 dall’inizio del 2018, con una degenza media di 7 giorni.
Reumatologo fisiatra con specializzazione in medicina osteopatica e agopuntura, Lombardozzi è un luminare della trombolisi sistemica, una terapia salvavita altamente all’avanguardia che si somministra per endovena. Dal momento della comparsa di un evento ischemico, le prime quattro ore e mezzo sono quelle decisive per la somministrazione della terapia, col tempo di infusione di un’ora. Si procede iniettando un farmaco attivatore della plasmina che viene dosato a seconda del peso corporeo. La terapia riattiva in poco tempo le cellule cerebrali. I principali fattori di rischio dell’ictus possono essere l’ipertensione, il fumo, il diabete mellito, l'obesità, il colesterolo, un precedente evento ischemico e la fibrillazione atriale. L'ictus ischemico è causato generalmente dall'ostruzione di un vaso sanguigno; l'ictus emorragico, dalla rottura di un’arteria.

