«Poco sul welfare per studenti e famiglie»

Critico l’ex ministro Carrozza: «Bisognava dare un segnale forte su diritto allo studio e assunzioni»
ROMA. Maria Chiara Carrozza è stata ministro dell’istruzione per 300 giorni durante il governo Letta. Deputata Pd, docente, ricercatrice. Da predecessore al ministero guarda con attenzione alla riforma.
Quando era ministro tra i suoi punti fermi c’era la riduzione dei costi della scuola per le famiglie. Trova traccia di questo obiettivo nella Buona scuola?
«No. Io ho puntato molto sul welfare studentesco, perché in generale dalla scuola primaria alla secondaria e in università è un problema. E non ho visto molto su questo. Un po’c’è l’ostacolo delle Regioni che ritengono di loro competenza il welfare, ma come spesso accade nella contesa Stato-Regioni nessuno se ne occupa. Ma a livello statale si dovrebbe dare un segnale forte».
Se lei oggi fosse ancora ministro cosa avrebbe messo nella riforma che al momento non c’è ?
«Io l’avrei incentrata su come era nel mio progetto. Avevo proposto una costituente della scuola che è simile all’approccio poi scelto dal Miur. E avrei incentrato la riforma sul percorso dello studente, sulla lotta alla dispersione scolastica, anche in università e sul diritto allo studio».
Cosa ne pensa della decisione di passare dal decreto al disegno di legge?
«Non so niente di concreto. So quello che ho letto sui giornali».
Tra i provvedimenti legati alle assunzioni dei precari c’è l’introduzione dell’organico per reti di scuole: un certo numero di docenti a disposizione di più istituti. Cosa ne pensa?
«L’organico di rete è una proposta che c’era anche prima che arrivassi io al ministero. Non è nuova. Se verrà fatta come era prevista in origine, quindi con l’idea di mettere in comune insegnanti non incardinati su un’unica scuola ma gestiti dalla rete di istituti e “giocati” su spezzoni di cattedra, è un’ottima idea. Però va gestita bene».
C’è il rischio che poi, al momento di metterlo in pratica, questo sistema non funzioni?
«Va gestita bene perché si rischia la frammentazione e il cambiamento continuo degli insegnanti. Dipende tutto da chi e come lo gestisce. Dal punto di vista dei precari è un buon provvedimento perché ci sono più posti a disposizione, per gli studenti meno».
Il prossimo passo sarà l’università: qual è la sua richiesta al governo?
«Bisogna pensare ora al diritto allo studio. Il costo dell’istruzione sta aumentando rispetto ai servizi offerti agli studenti».
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