Polemica sul nuovo parco ancora chiuso

25 Gennaio 2018

Pianella, Filippone critica l’amministrazione: «L’area verde si allaga, il sindaco ci dica di chi è la colpa»

PIANELLA. È rimasto aperto tre mesi appena il nuovo, nonché unico, parco pubblico di Pianella, inaugurato lo scorso agosto e chiuso a novembre per allagamento. Finora non sono stati messi in cantiere gli interventi per ripristinare l’agibilità della struttura.
Un cartello, a firma del dirigente del settore gestione del territorio del Comune, davanti al cancello, informa i visitatori che il parco di via Pescara è chiuso «temporaneamente» e che riaprirà quando saranno ripristinate le condizioni di «piena fruibilità».
Il giardino, al cui interno sono stati realizzati anche impianti e attrezzature sportive oltre ai tradizionali giochi per bambini, è intitolato all’indimenticato assessore Elena Finocchio, scomparsa prematuramente a 43 anni nel febbraio 2016.
«Per farla breve abbiamo speso quasi 300mila euro per fare un parco, opera importante e tanto attesa dalla cittadinanza, che si è allagato alla prima pioggia forte e che a distanza di tre mesi dalla chiusura non è stato ancora riconsegnato alla collettività», attacca il consigliere comunale di opposizione Gianni Filippone, che sulla chiusura dell’area verde attrezzata ha presentato un’interrogazione.
«Incompetenza amministrativa e approssimazione sono sotto gli occhi di tutti a Pianella», aggiunge, «ci dica il sindaco Marinelli di chi sono le colpe degli errori progettuali e di esecuzione. Oltre al danno anche la beffa per i cittadini. Con il primo evento meteorologico importante, del 15 e 16 novembre scorsi, il parco è diventato una piscina e il campo di calcetto si è riempito di detriti».
Secondo l’esponente della minoranza, sarebbero emerse altre criticità, come la struttura in lamiera installata sulla pista dello skate-park con elementi pericolosi per l’incolumità dei ragazzi.
«Secondo me il campo di calcetto è fatto male con una pendenza sbagliata dell’area di gioco e senza un efficace sistema di deflusso delle acque piovane», afferma Filippone, «se, come credo, verranno fuori le colpe in modo certo, si configurerebbe una responsabilità amministrativa per danno erariale a capo di alcuni soggetti responsabili nelle varie fasi e stadi della progettazione».
«I vizi dell'opera», conclude, «potevano essere scoperti in itinere e segnalati all'appaltatore. Attendiamo risposte dal sindaco prima con un’interpellanza e successivamente nelle sedi opportune».
Gabriella Di Lorito
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