Politici, imprenditori e artisti: ecco la Pasqua di chi resta in città

17 Aprile 2022

Il sindaco Masci: la rinascita dopo la pandemia. L’ex pilota Liuzzi: torno da Milano per stare a Pescara Il musicista Valori: rimango con mia madre e i fratelli. Camplone: gusto l’agnello con l’amica del cuore

PESCARA. Vince la tradizione. Con il pranzo di Pasqua in compagnia delle persone a cui si vuole bene e il menu tipico, tra timballo e agnello. E come un filo tutt’altro che invisibile emerge il desiderio comune di ritrovare la pace. «I venti che ci arrivano da est non ci permettono di festeggiare come vorremmo», dice il sindaco Carlo Masci «ma la Pasqua è sempre una rinascita. Quest’anno si annuncia sobria, di riflessione, accompagnata dalla speranza che anche nei momenti peggiori si possa ripartire. La dobbiamo interpretare così». Per la città «è una Pasqua di ripartenza, dopo due anni che ci hanno fiaccati ma resi più forti. Sento di ristoranti pieni, vedo che molti stabilimenti hanno riaperto, segno che ricomincia la vita estiva che contraddistingue Pescara: anche questa è rinascita». Per Masci sarà una «Pasqua in famiglia e con i figli» e il suo sarà un «pranzo di Pasqua senza esagerare ma rispettando la tradizione, con l’agnello».
Tra gli stabilimenti in piena attività c’è Il Moro - Lido Pinalba. Da lì Ezio Tucci annuncia «una Pasqua al lavoro, dopo le ultime feste di chiusura per il Covid. Insomma una Pasqua di ripresa e più serena, il che non può che farmi piacere. Sono contentissimo che sia tornato tutto normale e con l’estate il pericolo di contagio si ridurrà ulteriormente». Oggi e domani «sto qui, con i clienti. Farò un giro a Capri martedì». Tra le persone che hanno scelto Pescara c’è Vitantonio Liuzzi, ex pilota di Formula Uno, oggi imprenditore. «Siamo tornati da Milano, dove viviamo, per stare con la famiglia. Sono poche le occasioni per stare insieme e Pasqua è una di queste, è un rito. A Pasquetta vedremo gli amici. Il pranzo sarà quello della festa, come si usa qui. E non mancherà lo scambio delle uova di cioccolata, con la colomba». Tornare in città «è sempre bello, qui si vive bene. Ma trovo la città un po’ spenta, purtroppo». Se si potesse davvero scartare l’uovo e scoprire che la sorpresa si è fatta realtà, Liuzzi sa già quale desiderio esprimerebbe. «Spero che si tranquillizzi la situazione sul fronte di guerra. Dopo due anni di Covid e di tensioni, ora siamo passati ad uno scenario di guerra. Mi auguro la pace, la gioia per tutti».
«Più serenità. La pace». È il desiderio espresso anche da Angelo Valori, direttore artistico del Pescara Jazz, impegnato su più fronti in città. «Sarebbe bello vivere una stagione più serena delle ultime. Nel mio settore, tra Covid, residui di Covid e ora la guerra, si sente ancora oggi una influenza molto forte». Quanto alla sua Pasqua sarà la prima senza il papà. «Staremo in famiglia, con i fratelli tornati da Milano. Ne approfittiamo per stare insieme, a casa di mia madre, che sarà in cucina con mia sorella per preparare i piatti della cucina ascolana, dalle olive all’agnello e magari anche il dolce a forma di “cavallo” che si usava un tempo. Direi che ritrovarci insieme è già moltissimo».
Pasqua «a casa con mia madre» anche per Maurizio Acerbo, segretario nazionale del Partito della Rifondazione comunista, che domani sarà «sul Colle del Telegrafo, per una camminata». La svolta che vorrebbe, se si potesse scegliere la “sorpresa” nell’uovo, «è la pace, anche se c’è chi aizza per farla continuare» mentre per Pescara «auspico una città più solidale, per le famiglie al cui interno ci sono disabili, persone non autosufficienti o con un disagio psichico. E più verde, con un bel parco sull’area di risulta e una grande biblioteca». Dalla sede di via Tavo dell’associazione Diversuguali, fucina di mille attività, la presidente Gianna Camplone conserva il ricordo del pomeriggio trascorso «con i miei ragazzi per lo scambio di auguri. Sono venute a trovarci le autorità e poi sono rimaste a cantare con noi», dice soddisfatta. La sua Pasqua, come tutte le feste, sarà con un’amica, la preside dell’Istituto De Cecco, Alessandra Di Pietro, per gustare un piatto tipico, «l’agnello cacio e uovo. E nell’uovo vorrei la pace», dice. «Pensare ai bambini morti in guerra rende la mia Pasqua molto triste».