Polizze auto a prezzi di favore: il pm chiede 42 rinvii a giudizio

Con la complicità di un broker assicurativo, facevano figurare di risiedere in piccoli centri come Fraine invece che a Napoli o in altre località della Campania. E c’è chi ha risparmiato anche più di 8mila euro
PESCARA. Avevano trovato il sistema per autoridursi il premio di assicurazione della polizza auto, facendo figurare di risiedere in un piccolo centro dove il costo della polizza è notevolmente più basso di quello dove il titolare della polizza effettivamente risiedeva.
E adesso in 42 rischiano di finire sotto processo dopo la richiesta di rinvio a giudizio che porta la firma del sostituto Anna Benigni.
Il principale indagato è un broker assicurativo, Gino Capanna, originario di Castilenti e che vive a Pescara. All'epoca dei fatti che risalgono ai mesi di ottobre e novembre del 2014, aveva il suo ufficio a Montesilvano.
Insieme a lui figurano tutti quelli che hanno usufruito di quelle polizze estremamente convenienti (tutti effettivamente residenti a Napoli o in altre località campane dove il rischio è molto più alto e di conseguenza anche i premi assicurativi da pagare), accusati di concorso nello stesso reato: la violazione dell'articolo 642 che punisce chiunque consegua un vantaggio derivante da un contratto di assicurazione e che falsifica o altera una polizza o la documentazione richiesta per la stipulazione di un contratto (una pena variabile da 3 mesi a 5 anni di reclusione).
Parliamo di un risparmio molto consistente perché gli indagati erano riusciti, stando al capo di imputazione, a circolare con la propria autovettura pagando una cifra irrisoria variabile dai 300 ai 500 euro l'anno, invece di pagare cifre importanti che andavano dai 1.700 addirittura a oltre 9.000 euro l'anno.
Capanna, sempre secondo il risultato delle indagini condotte dalla polizia stradale e dalla polizia giudiziaria della procura di Pescara, avrebbe fornito alle sub-agenzie assicurative cui era legato in qualità di broker, copie di documenti contraffatti (carta di circolazione, documento di identità e codice fiscale, «i quali inquadravano la posizione del contraente apparente in una classe di rischio, per residenza geografica, inferiore a quella reale, con danno patrimoniale per la società di assicurazioni»: nel caso come parte offesa risulta la Uniqa Assicurazioni spa di Milano.
Quattro autovetture sarebbero state assicurate facendo figurare la residenza in un piccolo centro del chietino, Fraine, che conta meno di 300 abitanti e dove il rischio di incidenti è quasi nullo, mentre invece i proprietari delle auto erano residenti tutti a Napoli e uno in provincia di Caserta.
C'è chi ha risparmiato più di 8.000 euro pagando circa 470 euro contro i 9.200 che avrebbe dovuto sborsare in base alla sua reale residenza; chi ha risparmiato 6.000 euro (e sono la maggior parte degli indagati) pagando poco meno di 500 euro a fronte dei 6.500 dovuti.
Insomma, un piccolo business che aveva fatto crescere notevolmente il portafoglio assicurativo del broker, portato un grosso vantaggio ai proprietari di auto, ma anche provocato un danno importante alla compagnia di assicurazioni che emise quelle polizze sulla scorta di una serie di documenti alterati.
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