Pompeo, un giorno a casa: «L’ho promesso a papà»

4 Ottobre 2019

Il braccio destro di Donald Trump a Pacentro per riscoprire le sue origini

PACENTRO. La forza delle radici trascina in Abruzzo uno dei più potenti uomini al mondo, quello che se ne va in giro con una valigetta costantemente collegata con la Casa bianca, segretario di Stato americano ed ex capo della segretissima Cia. Quel Mike Pompeo che a Pacentro ritrova la sua casa per un giorno, accolto nel paese degli avi da un affetto e dalla curiosità che fanno quasi dimenticare le tensioni commerciali in atto sui dazi che gli Usa vogliono imporre. «L’avevo promesso a papà Wayne», ammette candidamente il braccio destro del presidente Donald Trump al suo arrivo in un paese che somiglia al set di un film americano tanto è imponente il servizio di sicurezza.
L’arrivo annunciato dal rombo di un elicottero, poi il corteo di una trentina d’auto che si inerpica tra i tornanti che portano verso il suggestivo paese del castello Caldora sovrastato dal monte Morrone. La prima tappa di Pompeo e della moglie Susan è di fronte al monumento ai Caduti alla villa comunale, dove campeggia una targa in ricordo del maresciallo Franco Lattanzio, il carabiniere di Pacentro martire della pace, morto in un attentato a Nassiriya. Quindi la passeggiata per il corso, tra bandiere Usa e d’Italia ai balconi e un vecchio baule che ricorda il viaggio di migliaia di emigranti in un paese che negli ultimi decenni ha conosciuto un fortissimo spopolamento. Strette di mano, selfie, fino a quando il segretario di Stato degli States arriva al civico 8 di via San Francesco, un tempo chiamata via del Convento. È qui che la forza delle radici ha trascinato Pompeo, perché in questa casetta a due piani, che all’ingresso conserva una magnifica volta in pietra, hanno abitato i suoi bisnonni, Carlo Pompeo e Gemma Pacella, coloro che partirono per gli Usa oltre un secolo fa dando vita alla nuova discendenza italoamericana.
Il più emozionato è Vincenzo De Capite Mancini, ex metalmeccanico di 66 anni, attuale proprietario dell’abitazione che fu dei Pompeo. «Apparteneva a Nicola, un cugino di Mike», racconta De Capite Mancini, «e l’ho acquistata dalla figlia Gemma negli anni Ottanta, ristrutturandola. Ricordo che sotto alla cantina c’erano quattro enormi botti, da 70, 80 ettolitri ciascuna, perché Nicola produceva e vendeva vino». Pompeo sale le scale della casa come fosse in una macchina del tempo, accompagnato dalla moglie del proprietario, Enza Nardilli, e da una delle figlie. «All’inizio non voleva entrare perché temeva di disturbare», racconta il proprietario, «ma mi sarebbe dispiaciuto perché è una settimana che sto preparando la visita. Ha sorseggiato un bicchiere di vino fatto da me, genuino, ha mangiato confetti e gli abbiamo offerto dei dolcetti al mosto cotto. Al balcone ho messo un tricolore, una bandiera Usa e la terza dell’Europa. Gli ho regalato un torrone Nurzia e dei confetti. Lui mi ha donato una medaglia in ricordo di un giorno davvero straordinario».
Un gruppo di bimbi della scuola “Mario Silvestri” sventola bandierine a stelle e strisce e improvvisa un comitato d’accoglienza. Ivo e Alessandro Ultimo, due fratellini, ammirano con curiosità l’imponente servizio di protezione attorno a Pompeo: «A scuola abbiamo fatto una ricerca per conoscerlo». Il sindaco di Pacentro, Guido Angelilli, ha la stessa felicità degli scolari: «Me l’aspettavo emozionante, ma lo è stato ancora di più, perché ho sentito un calore e un affetto straordinari nei confronti del segretario. Una bella storia di emigrazione di ritorno, una storia che ci dà tanto. Anche lui ha espresso la sua commozione nel ritrovarsi nel paese delle sue origini, uno scambio cordiale, così come si fa con un vecchio amico che torna da lontano». Al ristorante “Taverna de li Caldora” il pranzo abruzzese con gli immancabili arrosticini appositamente ordinati dalla signora Susan. La chef Teresa Caparso, moglie del titolare Carmine Cercone, scopre di avere una lontana parentela con il segretario di Stato ospite nel locale. Concluso il pranzo e lasciata una mancia da 20 dollari c’è il tempo per una passeggiata per Pacentro, sotto la pioggia, a caccia di souvenir.
L’ultima ora di shopping i coniugi Pompeo se la concedono a Sulmona. Scesa dall’auto a piazza Tresca, la coppia è accolta dal sindaco Annamaria Casini e dal vice Luigi Biagi. «Siamo onorati di questa visita», le parole della Casini. Nell’oreficeria Arte Orafa l’acquisto di presentose e tomboli, gioielli lavorati dall’orafo Rino Marcantonio, per una spesa di circa 400 euro. All’uscita dall’oreficeria il segretario di Stato scatta selfie con alcuni bambini, prima dell’arrivo in piazza XX Settembre e la successiva tappa nel negozio di confetti “Di Carlo e figlio”. Sul banco del negozio Mike e Susan trovano un altro omaggio: un bouquet di confetti a stelle e strisce. Un assaggio dei più tipici dolci sulmonesi, l’acquisto di confezioni per un prossimo matrimonio negli States e i Pompeo risalgono in auto per raggiungere l’elicottero in attesa agli impianti sportivi dell'Incoronata. «Tornerò in Abruzzo, posto meraviglioso», la promessa prima del volo verso Roma.
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