Ponte a rischio crollo chiuso per 4 mesi

15 Febbraio 2019

Al via i lavori per rimettere in sicurezza la struttura pericolante. L’appello dei Comuni: «Fate presto o l’economia collassa»

CEPAGATTI. Cominciano oggi i lavori di ristrutturazione del ponte sul torrente Nora, in territorio di Vallemare di Cepagatti, chiuso due giorni fa perché «a rischio crollo» secondo quanto afferma l’ufficio tecnico della Provincia che da mesi sta monitorando l’infrastruttura e che nelle prossime ore darà il via libera al cantiere.
L’avvio rapido dei lavori «a rischio ci sono vite umane» è stato sollecitato dal vice sindaco del Comune di Cepagatti, Annalisa Palozzo, (di concerto con il sindaco Gino Cantò e l’amministrazione) che ieri ha postato sul suo profilo Facebook le impressionanti immagini (che pubblichiamo a lato) di alcuni piloni del ponte degradato, frantumato e corroso dal tempo
Gli interventi di cementificazione dei piloni che sprofondano a diversi metri sotto terra e acqua, dureranno circa 40 giorni. Poi il calcestruzzo dovrà compattarsi e si dovranno effettuare i collaudi. Ciò significa che, tra tempi tecnici e burocratici, il ponte sul Nora non riaprirà prima di tre o quattro mesi, quindi resterà interdetto al traffico veicolare (un flusso di circa 15mila vetture al giorno) almeno fino a giugno.
La conferma arriva dall’ingegner Luigi Urbani, neo dirigente del primo settore tecnico dell’ente provinciale, che il 12 febbraio scorso ha emanato una ordinanza «di chiusura totale al transito veicolare e ciclopedonale» del ponte e aree limitrofe nelle quali il transito è autorizzato solo ai residenti, ai clienti delle attività commerciali, alle forze dell’ordine e ai mezzi di soccorso. Nel documento della Provincia è scritto chiaramente che la chiusura era necessaria a causa del «rinvenimento», a seguito dei sopralluoghi avviati nel giugno 2018 dai tecnici provinciali, «delle erosioni significative sui pali che pongono pregiudizio alla stabilità strutturale dell’opera». In un passaggio successivo viene evidenziato che «dalla ricognizione continua da parte dei tecnici a seguito di numerose e violenti piene del torrente Nora, le condizioni della struttura si sono ulteriormente degradate». E quindi «la stabilità del manufatto risulta compromessa». Di qui, la chiusura con effetto immediato, il giorno successivo, il 13 febbraio, resa nota dall’assessore all’Urbanistica Camillo Sborgia che ha posto l’accento sulla necessità di risolvere al più presto le problematiche legate alla viabilità. Col ponte chiuso (otto mesi fa, dopo i sopralluoghi dei tecnici provinciali e comunali, era stata ristretta la carreggiata e impedito il passaggio dei mezzi pesanti con carico superiore a 7 tonnellate) la viabilità viene stravolta. Il traffico è stato deviato sull’Asse attrezzato in direzione Chieti o Pescara e nelle aree collinari interne, dalle quali è possibile arrivare in ogni direzione. L’ingegner Urbani spiega che «i vuoti», tra un pilone e l’altro, «saranno riempiti col cemento». Gli interventi «cominceranno domani (oggi) con ogni probabilità e andranno avanti per una quarantina di giorni. Poi il getto di calcestruzzo dovrà stabilizzarsi e si darà il via al collaudo. Il ponte non riaprirà prima di tre o quattro mesi». Ma garantisce che «stiamo lavorando con somma urgenza perché il ponte è a rischio crollo».
Sulla questione interviene anche il sindaco di Pianella, Sandro Marinelli, che chiede «al presidente della Provincia Antonio Zaffiri di convocare con urgenza un tavolo con i sindaci dei Comuni interessati», i quali, a seguito della chiusura al traffico del ponte, presentano una «viabilità drammaticamente compromessa».
L’obiettivo del vertice è «concordare l’utilizzo delle consistenti risorse, 2 milioni di euro, inviati dal ministro Matteo Salvini alla Provincia, finalizzati a superare tali criticità». Una discussione non più rinviabile, secondo Marinelli, pena il «collasso economico e sociale» del comparto della Val Pescara. Il sindaco di Pianella, dunque, sollecita «il pronto ripristino delle arterie stradali». Ulteriori «ritardi sarebbero imperdonabili e metterebbero in ginocchio l’economia dei territori e delle imprese locali».