Porto di Pescara inagibile, la marineria ora chiede i fondi di solidarietà

Il porto canale dopo le piogge dei giorni scorsi: fango e detriti nel fiume

7 Aprile 2026

L’associazione “Mimmo Grosso” scrive alla Regione per lo stato di emergenza e il ristoro dei danni. E invoca la misurazione dei fondali: «Imbarcazioni ed equipaggi a rischio, così fermiamo la pesca»

PESCARA. Lavori urgenti per sbloccare il porto intasato, e riconoscimento dello stato di calamità per assicurare ristori al settore in ginocchio. Dopo la paura per i tre motopescherecci che mercoledì notte durante il rientro in porto, hanno rischiato di rovesciarsi subito dopo aver varcato l’ingresso delimitato dal braccio della diga foranea e da quello della banchina di levante a causa del basso fondale, costretti ad attraccare al porto di Ortona, ora la marineria pescarese non può più attendere. Nelle condizioni attuali del porto, tutta la flotta cittadina resta bloccata: niente barche in mare in attesa di scavi che liberino i fondali e permettano alle imbarcazioni di uscire e svolgere il proprio lavoro senza rischi e senza subire danni.

Dopo gli allarmi lanciati dall’associazione Maestrale, adesso si muove anche l’associazione Pesca professionale “Mimmo Grosso”, che ha inviato a Direzione marittima, Autorità di sistema portuale Medio Adriatico, sindaco, regione e prefetto una lettera per denunciare la situazione e chiedere interventi immediati per “stappare” il porto, ormai totalmente intasato. Le cause? Ecco cosa dice l’associazione presieduta da Doriano Camplone: «Una grave condizione batimetrica del corridoio di passaggio tra la diga foranea e i moli guardiani, mantenuta al limite della navigabilità dai ripetuti interventi di spostamento dei fanghi che, pur garantendo temporaneamente le condizioni di navigabilità, non fanno altro che accumulare ai lati del corridoio muri di fanghi pronti a franare sotto l’azione delle correnti; la violenza della corrente del fiume, notevolmente aumentata a causa delle incessanti piogge; l’accumularsi dell’enorme quantità di tronchi e rami trasportata dall’ondata di piena».

Fattori che hanno “provocato la formazione di un cumulo di fanghi e detriti che ha impedito, e tuttora impedisce, il transito dei motopescherecci». La pesca ad oggi è impossibile. «Fino a quando non ci saranno elementi certi per un’adeguata valutazione delle condizioni batimetriche dei fondali del porto, in particolare di quelle relative alla canalina e al corridoio di entrata e uscita, i comandanti e gli armatori, al fine di evitare rischi per le imbarcazioni e per gli equipaggi, saranno costretti a fermare le proprie barche e le relative attività di pesca», prosegue Camplone, che chiede «la convocazione di un tavolo interistituzionale di crisi per la gestione dell’emergenza per l’individuazione e la messa in atto degli interventi urgenti finalizzati all’immediato ripristino delle condizioni di navigabilità del porto».

E in una seconda lettera, ancora l’associazione “Mimmo Grosso” chiede alla Regione «l’inoltro immediato della richiesta di dichiarazione di stato di calamità naturale al governo, in considerazione della gravità dei danni subiti dal comparto ittico e del blocco totale del porto; l’attivazione dei fondi di solidarietà e delle tutele economiche previste per lo stato di emergenza, a ristoro dei gravi danni subiti dalle imprese e dal personale, attualmente impossibilitati a lavorare; un intervento urgente della protezione civile e degli enti preposti per il ripristino dei fondali per la ripresa delle attività».

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