Porto, la sabbia prelevata finirà in mare

9 Febbraio 2019

Gruppo di esperti individua un’area a largo tra Pescara e Ortona per immergere fino a 2,5 milioni di metri cubi di sedimenti

PESCARA. Un piano realizzato da un gruppo di esperti potrebbe risolvere in futuro i problemi del porto di Pescara. Grazie ad uno studio messo a punto dalle Opere marittime e dalle università dell’Aquila e di Roma, è stato finalmente individuato il luogo dove poter immergere la sabbia prelevata dallo scalo. Si tratta di una zona a largo delle coste di Pescara e Ortona, dove si potranno immettere fino a 2,5 milioni di metri cubi di sedimenti. Per ora è solo uno studio e quindi non riguarda il dragaggio in corso.
La notizia è stata svelata da Enzo Del Vecchio, ex vice sindaco e ora rappresentante dell’Autorità regionale del sistema portuale. «In questo modo», ha spiegato, «si risolverà il problema di dove mettere la sabbia dragata». Il progetto si chiama «Ancora» e si basa su un’analisi di rischio della costa abruzzese. Ma è in realtà una proposta di individuazione di un sito di immersione dei sedimenti. È stata elaborata da esperti delle Opere marittime e dei dipartimenti di Ingegneria civile, edile, ambientale delle università dell’Aquila e della Sapienza di Roma ed è in un certo senso una risposta al vice ministro alle Infrastrutture Edoardo Rixi che mercoledì scorso, durante un sopralluogo a Pescara, aveva definito incredibile la situazione del porto. Al punto da non escludere un possibile commissariamento. «Entro un mese», aveva detto il vice ministro, «dobbiamo avere chiaro il fatto che la vasca di colmata deve essere portata a livello per poterla coprire e devono essere smaltiti i sette metri che ci sono prima della stagione estiva». «Resta una situazione urgente», aveva concluso, «con il dragaggio che è un palliativo per ripristinare un minimo di funzionalità del porto».
Ìntanto, sono partiti ieri i lavori di dragaggio del porto. Più precisamente, si tratta di una movimentazione di sedimenti marini per circa 6mila metri cubi. Le zone interessate sono gli specchi acquei della darsena commerciale. I lavori si svolgono con la motonave Giuseppe Cucco della società La dragaggi, di Venezia. Successivamente, si dovrebbe procedere con un altro intervento nel canale per circa 20mila metri cubi.
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