«Pos, aumentano costi e prezzi»

Commercianti e artigiani pescaresi bocciano il pagamento elettronico. Salce: la novità si scarica sui clienti
PESCARA. Il calcolo l’ha elaborato la Fedecorsumatori: solo per l’installazione e l’attivazione del Point of sale, il “famigerato” Pos necessario per accettare pagamenti elettronici per transazioni al di sopra dei 30 euro, da lunedì scorso obbligatorio per commercianti, professionisti, artigiani (insomma, per le partite Iva di tipo autonomo), si potrebbe arrivare a pagare anche 150 euro.
E a questi costi si aggiungano, sempre riferendoci al limite massimo, mezzo euro fisso per la commissione per ogni singola transazione, una percentuale di tre punti e mezzo come commissione per il transato, più una sessantina di euro di gestione per il servizio, se ad esempio si adotta un apparecchio modello Gprs/Gsm, tanto che alcune associazioni sono arrivate a stimare che la mazzata potrebbe arrivare anche a 600 ero al mese, al lordo della possibile detraibilità ai fini fiscali. La scappatoia, è stato affermato, è rappresentata dal fatto che se si continua a pagare con le banconote fruscianti, anche sopra ai trenta euro, nessuna sanzione è prevista.
Però le associazioni di categoria, anche a Pescara, hanno suonato lo stesso l’allarme. Nel mirino sono finite soprattutto le commissioni che spettano alle banche per ogni transazione o comunque il fatto che chi trarrà certamente beneficio da questa disposizione sono gli istituti di credito, il trait-d’union tra esercenti e cliente finale.
«Abbiamo cominciato a ricevere telefonate di protesta», fa sapere il direttore provinciale della Cna, la Confederazione nazionale dell’artigianato, Carmine Salce, il quale non si dichiara contrario all’utilizzo della moneta elettronica, come «lotta all’evasione fiscale».
« Solo che in questo caso la novità va a scaricarsi sul cliente», spiega ancora Salce. «Il punto è che è troppo alto il costo di gestione del Pos. Costi che invece dovrebbero essere ridotti al minimo. Ora, pertanto, il consiglio che mi sento di dare», conclude, «è quello di concordare prima la modalità di pagamento».
Non va per il sottile il presidente della Confcommercio, Ezio Ardizzi. «Quella dell’introduzione del Pos è una turbativa, è un’azione di disturbo», dice come a parafrasare un celebre film, “Wag the dog”, in cui ci si inventa una guerra pur di distogliere l’attenzione dell’opinione pubblica da argomenti scottanti. «Il Pos è stato introdotto», prosegue Ardizzi, «per non far mettere a fuoco le malefatte del governo e delle banche. Sarei pure favorevole al Pos, a patto che però a pagare i costi fossero appunto le banche e il governo».
Su specifiche categorie si sofferma invece Gianni Taucci, direttore provinciale della Confesercenti. «I benzinai, ma anche i tabaccai nel momento in cui vendono le sigarette», evidenzia, «hanno un valore di incasso che è paragonabile a quello della commissione che sarebbero costretti a pagare attraverso la transazione col bancomat. E gli ambulanti? Gli ambulanti», riflette ancora Taucci, «dovrebbero inoltre attivare anche una connessione on line, e dunque ulteriori costi per loro».
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