Posidonia, quella torre sul mare che l’Abruzzo rischia di perdere

4 Novembre 2024

La struttura di fronte alla costa di Pescara monitora i capricci del clima e controlla i fondali

L'Abruzzo rischia di perdere un importante polo per la ricerca scientifica, posto in mezzo al mare Adriatico, al confine tra Pescara e Francavilla al Mare, a circa 3 miglia dalla costa. La torre Posidonia è stata realizzata nel 1994 da un privato, un professionista pescarese, con un obiettivo ben preciso, e cioè quello di essere utilizzata principalmente per nuove attività di ricerca scientifica in partenariato con enti scientifici ed amministrativi: con una missione che è quella di difendere il nostro mare Adriatico.
i progetti
E in effetti, in questi ultimi anni, sono stati elaborati circa venti progetti, tutti dedicati alla protezione del nostro mare, di cui quattro forse i più importanti: la realizzazione di un sistema di controllo di 53 parametri ambientali reperibili nella massa marina e di 23 parametri ambientali reperibili nell'atmosfera; ripristino del fondale originario con reimpianto della Posidonia oceanica nell'area protetta posta tutto intorno alla torre; installazione di un radar meteorologico; installazione di un sismografo. «Un osservatorio di difesa ambientale marino ed atmosferico unico al mondo nel Mare Medio Adriatico» come pronosticava nel 2016 l'Università dell'Aquila. Perché l'obiettivo principale era appunto quello di servire come polo di ricerca scientifica per le università abruzzesi.
cosa si rischia oggi
Ma ora tutto questo rischia di finire nelle mani di qualche altra regione che si affaccia sull'Adriatico, in quanto mancano i fondi necessari per far andare avanti questa opportunità scientifica di ricerca. La Regione Abruzzo ha mostrato interesse e potrebbe entrare in partenariato con le università, ma non si è riusciti ancora a concretizzare questa volontà dell'amministrazione.
la ricerca scientifica
Nel 2018 veniva stipulato un accordo quadro tra Posidonia e l'Università D'Annunzio per installare sulla torre un osservatorio mareografico ed atmosferico del mare Adriatico per la lotta ai cambiamenti climatici e all'inquinamento. In particolare, l'accordo ha previsto la realizzazione di un progetto di ricerca e di studio sul mare e sul territorio: dalle correnti marine all'erosione della costa, dallo stato di inquinamento delle acque ai fenomeni atmosferici.
Nel 2019 la D'Annunzio ha utilizzato la torre Posidonia per attività scientifiche, installandovi una stazione osservativa per la misura dei parametri climatici nel mare Adriatico. Numerosi sono anche altri enti di ricerca che hanno mostrato interesse per realizzare progetti scientifici sulla Posidonia: fra questi l'Istituto Mario Negri, l'Istituto nazionale di oceanografia e di geofisica sperimentale di Trieste, l'Istituto nazionale di geofisica e vulcanologia, l'Istituto di bioscienze e territorio delle università del Molise, la scuola di scienze mediche veterinarie dell'università di Camerino, il laboratorio di biologia marina e pesca dell'università di Bologna.
l’osservazione
della terra
E di recente l'università D'Annunzio ha chiesto l'utilizzo della Torre per svolgere una importante attività di ricerca scientifica insieme ad operatori privati, fra cui Enea, nel campo della logistica dell'osservazione della terra dallo spazio. Insomma, le potenzialità sono enormi, ma manca la spinta economica per far si che questo polo che può diventare di eccellenza per la ricerca scientifica resti in Abruzzo.
i costi elevati di gestione
L'università D'Annunzio è fortemente interessata, ma non in grado di affrontare i costi per la gestione di Posidonia che quindi rischia di finire nelle mani di altre regioni. Una struttura fissa di queste proporzioni (alta 22 metri sul livello del mare) e di tale stabilità (certificata da enti specializzati), ha tutte le potenzialità per esercitare un'azione di controllo ambientale di ampiezza, costanza, qualità ed economicità impossibili con qualunque altro sistema. L'uso della corrente marina come vettore dei possibili inquinanti del mare rovescia il sistema di captazione e monitoraggio finora usati. La torre (attualmente gestita da uno dei soci, il campione olimpionico di pallanuoto, Marco D'Altrui) è al centro di un'area di 110 ettari di mare protetta, vietata alla pesca ed alla navigazione in cui si è sviluppata una ricca biodiversità incontaminata.
la struttura
Una struttura che ha ottenuto ben 13 pareri e nulla osta, tutti favorevoli, tra i quali quello del Consiglio superiore dei lavori pubblici, il Registro italiano navale e la Comunità Europea, e della Posidonia si era parlato come centro di energia alternativa e anche quando si pensava di posizionare in mare le antenne di San Silvestro.
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