Positivi anche 2 sindaci della Zona rossa: «Non vi lasciamo soli»

22 Marzo 2020

Contagiati i primi cittadini di Montefino e Castiglione Messer Raimondo D’Ercole: «Continuerò a lavorare da casa. Ora più che mai non uscite»

CASTIGLIONE MESSER RAIMONDO. A fare da contrasto al silenzio che si percepisce nella valle del Fino in questi giorni è il rumore degli elicotteri che sorvolano i sei comuni e fanno sentire i cittadini dei sorvegliati speciali. Perché tali sono i residenti di questo territorio che conta numeri di contagiati dal coronavirus sproporzionati rispetto alla scarsa densità della popolazione. I casi che si sono registrati sono tantissimi: oltre 30 già acclarati e molti tamponi in attesa di esito.
DUE SINDACI POSITIVI. A essere contagiati anche due sindaci, quello di Montefino, Ernesto Piccari, coinvolto nel suo doppio ruolo di amministratore e di medico nella gestione dell’emergenza, e quello di Castiglione Messer Raimondo, Vincenzo D’Ercole, giovane primo cittadino da sempre in prima linea in uno dei comuni più colpito. Nel paese da lui amministrato, poco più di 2mila abitanti, ci sono stati 5 lutti. Ieri l’ultimo nome che si è aggiunto alla lista di addii che la piccola comunità dovrà dare a distanza. Persone che avevano già malattie pregresse, certo, ma con quelle malattie avrebbero potuto vivere ancora a lungo. Invece in pochi giorni le loro condizioni si sono aggravate fino a morire soli. In quasi tutti i casi, infatti, le persone malate sono decedute in ospedale e in isolamento. Una solitudine che ha caratterizzato anche i riti funebri sinora celebrati, solo il parroco e il sindaco vi hanno preso parte, a tutela della salute di tutti, e per l’ultima vittima del Covid-19 in ordine di tempo non ci sarà neppure il sindaco.
D’Ercole in un messaggio su Facebook ha informato i cittadini della sua positività. «Cari concittadini», ha scritto, «come ben sapete, nella nostra vallata il rischio del contagio è il più alto di tutta la regione motivo per il quale è stata definita zona rossa. Sono giorni difficili, in cui ognuno di noi se non resta a casa rischia di prendere il coronavirus. Purtroppo, neanche io sono stato risparmiato e ho avuto l'esito del tampone che è risultato positivo. I miei spostamenti sul territorio sono stati fatti con tutti i dispositivi di protezione individuale, ma d'ora in avanti continuerò a occuparmi di questa emergenza sul mio territorio da casa, evitando di esporre al rischio contagio altre persone. Sto bene, ma è necessaria la quarantena. Vi mando un caloroso saluto ricordandovi che è fondamentale restare a casa».
Il sindaco di Montefino, dentista e medico di base a Castiglione, fino a martedì è stato in ambulatorio, da quel giorno è a casa con la febbre e si è posto in isolamento volontario, lontano anche dai suoi famigliari. Ieri anche per lui il responso: positivo al Covid-19, e anche lui ovviamente continuerà a gestire l’emergenza da casa.
PAESI IN ISOLAMENTO. Notizie che gettano nello sconforto i cittadini che provano a farsi forza, a esorcizzare la paura con azioni quotidiane da portare avanti e da condividere sui social che mai prima d’ora hanno rivelato la loro importanza. Molti postano le foto dei dolci che hanno provato a fare, altri postano poesie, brani musicali, alberi in fiore, ci si scambiano informazioni utili, ci si confronta e ci si supporta. Una situazione come questa mette a dura prova la tenuta psicologica anche delle persone più equilibrate ed è importante farsi forza anche a distanza, per non sentirsi soli. Molte le telefonate che si fanno agli anziani, i volontari della protezione civile li raggiungono e supportano. Consegnano la spesa, scambiano delle parole a distanza. Piccoli gesti di umanità di cui si ha bisogno in giorni così complessi e difficili e nei quali è richiesto un cambio di abitudini innaturale soprattutto per chi vive in paese. In luoghi come questi gli anziani passano i pomeriggi insieme, entrano e escono dalle case senza bussare, si frequenta la chiesa, si passeggia sottobraccio nei vicoli del centro storico. Azioni oggi giustamente vietate. A stupire è anche l’essere diventati il centro dell’interesse giornalistico: una vallata da molti ignorata e sconosciuta che non fa mai notizia oggi è al centro delle cronache non solo locali, ma anche nazionali. Un fatto che lascia una sensazione strana e difficile da spiegare. I riflettori servono per far sapere cosa accade, ma sono anche fonte di un certo imbarazzo per quanti si sentono loro malgrado protagonisti.
TERRITORIO BLINDATO. Intanto il territorio è presidiato in tutte le strade di accesso, sono 33 i varchi nei quali sono presenti carabinieri, polizia, polizia municipale e guardia di finanza. Essere zona rossa significa avere più persone in casa che in altre località: i residenti di questi comuni, a eccezione di medici e operatori nel settore alimentare e farmaceutico, non possono andare a lavorare. Gli operai che ogni giorno avrebbero lasciato la valle del Fino per raggiungere siti produttivi in altri territori ora sono esonerati dal lavoro, anche se l’azienda della quale sono dipendenti è ancora aperta. Lo stesso vale per le aziende della vallata. Tutte hanno dovuto chiudere, a eccezione di quelle alimentari, e gli operai di altri comuni non raggiungono questo territorio. È questa la protezione in più rispetto al resto della regione ed è stata una necessità sollevata da giorni dai sindaci e salutata favorevolmente soprattutto dai cittadini del comune più colpito. Molti sui cellulari hanno ricevuto i confini della zona rossa, una piantina che i cittadini conoscono bene ovviamente, ma quell’immagine dà il polso della libertà che non c’è. Una libertà che è stata tolta e che se la si vuole riconquistare al più presto occorre guadagnarsela con l’isolamento, con lo stare in casa. Tra qualche giorno potrebbe nevicare, dicono le previsioni, i sindaci invitano a tenerne conto nel fare la spesa, invitano a essere responsabili a evitare ulteriori problemi in quei giorni, e a capire quanto sia importante anteporre la fragilità dell’altro ai singoli interessi di ognuno.
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