Poste, sequestrati i 41mila euro sottratti dal dipendente alla nonna

29 Luglio 2020

PESCARA. Dipendente dell'ufficio postale di un piccolo centro del pescarese, D.G., 35 anni, originario di Chieti, aveva scovato il sistema per incrementare il suo conto corrente senza fatica,...

PESCARA. Dipendente dell'ufficio postale di un piccolo centro del pescarese, D.G., 35 anni, originario di Chieti, aveva scovato il sistema per incrementare il suo conto corrente senza fatica, sottraendo soldi da quello dell'anziana nonna che aveva attivato un libretto di risparmio nell'ufficio di Roccamorice. Prelievi che si sarebbero protratti nel tempo, almeno dal 2016 al 2017, stando a quanto accertato dalla procura, che ha chiesto e ottenuto dal gip un provvedimento di sequestro preventivo di 41mila euro: la stessa somma della quale si sarebbe appropriato il dipendente infedele. Circa un anno fa, fu la stessa nonna a presentare ai carabinieri di Torre de’ Passeri la querela e la stessa nonna a rendere delle dichiarazioni in sede di inchiesta amministrativa da parte dei vertici delle Poste che poi, a conclusione dell'iter investigativo interno, giunsero al licenziamento senza preavviso del dipendente. Quest'ultimo è accusato di peculato e di indebito utilizzo e falsificazione di carte di credito e di pagamento.
Stando all'inchiesta condotta dal sostituto procuratore Salvatore Campochiaro, il dipendente delle Poste avrebbe sfruttato il suo ruolo all'interno dell'ufficio per «appropriarsi indebitamente di 41mila euro di pertinenza della sua parente, sottraendoli in più occasioni dal libretto postale della donna, mediante prelievi da cassa e da sportelli bancomat, in tal caso utilizzando il Pin della relativa carta Postamat, mai consegnato alla parte offesa e di cui si era appropriato l'indagato». I prelievi sarebbero andati avanti per circa un anno senza che nessuno se ne accorgesse, tanto meno la nonna, che quel bancomat non lo aveva mai utilizzato. Sempre secondo la ricostruzione dei fatti, l'indagato, che frequentava regolarmente la casa della nonna, «aveva avuto sicuramente la possibilità di sottrarle sia la tessera sia il Pin».
La procura avrebbe inoltre accertato che tutte quelle operazioni di prelievo, poi disconosciute dalla nonna, «sono state poste in essere con le "credenziali” dell'indagato, per di più, in taluni casi, anche in uffici postali dove il dipendente aveva lavorato saltuariamente».
Insomma il nipote, conoscendo probabilmente molto bene le abitudini della nonna, avrebbe agito con estrema tranquillità facendo prelievi a seconda delle sue necessità, convinto che nessuno se ne sarebbe accorto. Ma quando casualmente la nonna ebbe la necessità o soltanto la curiosità di controllare il suo libretto postale, venne fuori ogni cosa e scattò la denuncia, presentata ai carabinieri. Per gli investigatori della finanza, che poi subentrarono nell'indagine in una materia a loro molto congeniale, non fu difficile ricostruire i vari passaggi relativi ai prelievi, alcuni fatti peraltro in cassa e dunque dallo stesso nipote, e arrivare a individuare il responsabile. Il gip Giovanni De Rensis ha così aderito alla richiesta del pm, disponendo il sequestro preventivo delle liquidità dell'indagato, nonché dei beni mobili e immobili nella sua disponibilità per un valore non superiore a 41mila euro, somma che corrisponde al frutto dei diversi prelievi eseguiti illegalmente dal dipendente infedele, che venne poi licenziato in tronco.