Posti di lavoro in Abruzzo: Pescara provincia virtuosa

In regione soltanto il capoluogo adriatico prevede un calo di disoccupati (-0,8%) Il dato peggiore a Teramo (+4,6%), seguito dall’Aquila (+2%) e da Chieti (+1,5%)
Nel 2023 crescerà il numero dei disoccupati. 63mila in più, rispetto allo scorso anno, su scala nazionale. Un quadro a tinte fosche anche per l’Abruzzo. L’unica provincia che non fa registrare previsioni negative è quella di Pescara, dove, in controtendenza rispetto al resto del territorio, è previsto un lieve calo dei disoccupati, che passerebbero dai 14.386 del 2022 ai 14.266 del 2023, -119 (-0,8%). Teramo detiene la maglia nero, con un balzo del +4,6%: dai 10.468 disoccupati del 2022 ai 10.952 del 2023. A seguire L’Aquila da 12.290 a 12.536, +246 (+2%). Chiude Chieti da 15.752 a 15.990, con 239 disoccupati in più. (+1,5%). I dati sono dell'Ufficio studi della Cgia di Mestre, sulla base di un'elaborazione dei numeri Istat e delle previsioni Prometeia.
CRESCE LA DISOCCUPAZIONE
Rispetto al 2022 la crescita del Pil e dei consumi delle famiglie è destinata ad azzerarsi, secondo la ricerca della Cgia, e ciò contribuirà a incrementare il numero dei disoccupati, almeno di 63 mila unità. Il numero complessivo dei senza lavoro nel 2023 sfiorerà la quota di 2 milioni118.000. In termini assoluti, le situazioni più critiche si verificheranno nel Centro-Sud, che già presenta un livello di fragilità occupazionale rilevante. Napoli, Roma, Caserta, Latina, Frosinone, Bari, Messina, Catania e Siracusa saranno le province che registreranno gli incrementi maggiori, ma anche l'Abruzzo subirà pesanti ricadute. Nel 2023, rileva l'Istat, il tasso di disoccupazione è destinato a salire all’8,4 per cento: un livello che torna ad allinearsi con il dato del 2011, anno che ha anticipato la crisi del debito sovrano del 2012-2013.
SETTORI IN DIFFICOLTà
I comparti maggiormente interessati dalle riduzioni lavorative saranno quelli energivori e legati alla domanda interna, mentre le imprese più attive nei mercati globali operano nella metalmeccanica, nei macchinari, negli alimentari e nell’alta moda. Aziende meno esposte rispetto alle altre. Difficoltà occupazionali interesseranno anche i trasporti, la filiera automobilistica e l’edilizia, quest’ultima penalizzata dalla modifica legislativa relativa al superbonus: settori che potrebbero registrare le perdite di posti di lavoro più significative. La Cgia rileva, inoltre, come «meno visibile, ma altrettanto preoccupante, sia il fenomeno delle chiusure degli studi dei liberi professionisti e di attività commerciali all'interno dei centri di grande distribuzione».
BILANCIO 2022
Segno meno anche per il bilancio occupazionale del 2022. Tra il quarto trimestre 2021 e il terzo trimestre dello scorso anno gli occupati in Abruzzo hanno subìto una flessione di ben 39mila unità, con un -7,7%, in controtendenza con il dato nazionale che ha registrato un incremento dello 0,9%. Una diminuzione della forza lavoro che posiziona l’Abruzzo all’ultimo posto della graduatoria nazionale con il peggior risultato dei primi 9 mesi degli ultimi 10 anni. Anche la disoccupazione registra dati allarmanti con un incremento di 3.000 disoccupati, pari al 7% con una tendenza opposta a quella nazionale che, lo scorso anno, ha segnato un decremento del 15,5%. L’unico incremento si realizza nel settore agricolo (+11,4% a fronte dello 0,8% nazionale). Nelle costruzioni l'Abruzzo chiude il 2022 con un -19,2 e con un -4,7% nei servizi. Nell’industria (-11,3% vs +0,9%) e nel commercio, negli alberghi e nei ristoranti (-10,1% vs +3,4%) le flessioni hanno determinato il posizionamento dell’Abruzzo all’ultimo posto della graduatoria nazionale.
ECONOMIA DEBOLE
Il tasso di occupazione, in Abruzzo, nel IV trimestre 2021 è stato del 61,8%, valore superiore al tasso nazionale del 59,5%, ma nel III trimestre 2022 ha fatto registrare una flessione importante e si attesta al 56,9%, contro il 60,3% nazionale. L'effetto di una dinamica dell’impresa che vede l’Abruzzo registrare un incremento percentuale di appena lo 0,18%, pari ad un terzo rispetto all’incremento nazionale dello 0,52%. Anche l'export non brilla, con una flessione dello 0,4%, in controtendenza con l’incremento italiano del 21,2%. Una battuta d'arresto in uno dei settori portanti dell'economia regionale che, di riflesso, posiziona l’Abruzzo al penultimo posto in graduatoria. Nei primi 9 mesi dello scorso anno, infine, i disoccupati abruzzesi hanno registrato un incremento del 7%.

