Posti di potere, lunedì vertice decisivo

Tempo quasi scaduto: il centrodestra (in netto ritardo) ritenta la spartizione di 145 poltrone in enti e società controllate
L’AQUILA. Ultima chiamata per lo spoil system. Entro il 2 settembre la Regione di Marco Marsilio dovrà decidere decine di nomine nei posti di potere. Ma il vertice dei vertici, fissato all’Aquila proprio per lunedì, che per alcuni è l’ultimo giorno utile, il 180° dalla nomina dell’esecutivo regionale, parte con i veti della Lega, esattamente come tre settimane fa. Quindi è a rischio anche il secondo tentativo di patto per le poltrone, che però non ha prova d’appello.
I TRE NODI DELLA SANITÀ. Il primo dei veti leghisti riguarda i nuovi manager Asl di Chieti e dell’Aquila, Francesco Zavattaro e Roberto Testa, che guarda caso finora non hanno ancora firmato i contratti, anche se per motivi diversi.
Nel primo caso, l’ostacolo è contrattuale, nel secondo è politico. Ma neppure Roberto Fagnano, ex manager della Asl di Teramo nominato direttore del dipartimento Sanità e Welfare, ha firmato il suo contratto con la Regione. I nodi della Sanità quindi salgono a tre.
L’AZIONISTA FORTE. La prima domanda a Giuseppe Bellachioma, segretario regionale della Lega, azionista di maggioranza del governo abruzzese, è questa: la partita dei due manager è chiusa?
«Per quanto mi riguarda è ancora aperta, non soltanto perché ci sono state un po’ di stranezze con il nuovo direttore generale di Chieti, ma», aggiunge il deputato del Carroccio, «anche perché, da quanto mi risulta, entrambi non sono contenti». E non lo è neanche la Lega visto che all’incontro a tre fra Marsilio, Zavattaro, che per ora resta al vertice dell’Azienda regionale di coordinamento per la salute (Arcs) del Friuli Venezia Giulia, e l’assessore regionale leghista alla Sanità, Nicoletta Verì, quest’ultima ha dato forfait: non si è presentata.
IL SÌ CONDIZIONATO. In quell’incontro Zavattaro ha posto una condizione. Ha cioè consegnato al governatore Marsilio una postilla sostanziale da aggiungere al suo contratto, una conditio sine qua non che recita all’incirca così: «Dopo i primi ventiquattro mesi di attività, il direttore generale viene sottoposto alla verifica dei risultati conseguiti e del raggiungimento degli obiettivi assegnati dalla Regione, e a conclusione della stessa la Regione procede o meno alla conferma dell’incarico in relazione all’esito positivo o negativo della verifica...», e fin qui nulla di diverso rispetto alla prassi, senonché Zavattaro vuole che si aggiunga la frase: «verifica che dovrà tener conto della condizione economico-finanziaria di partenza della Asl 02».
Il manager quindi pretende la garanzia che non gli vengano addebitati, dal punto di vista gestionale, i bilanci in rosso (per circa 30 milioni) con cui dovrebbe cominciare la sua avventura bis nella Asl di Lanciano, Vasto, Chieti da cui andò via a giugno del 2015, perché costretto a farlo dall’ex governatore, Luciano D’Alfonso. Ma finora la garanzia non l’ha avuta, tant’è che ieri si era diffusa la voce, poi smentita, che Zavattaro avesse già rinunciato all’incarico. Ma è comunque intenzionato a farlo.
L’OSTACOLO POLITICO. Per quanto riguarda Testa, l’ostacolo tra il manager in pectore e il contratto non ancora firmato è da ricercarsi nella rabbia, non ancora sbollita, del deputato leghista aquilano Luigi D’Eramo che voleva la nomina a dg di Ferdinando Romano. Passiamo quindi all’intera torta delle poltrone che il centrodestra abruzzese vorrebbe spartirsi, ma non riesce ancora a farlo.
SECONDO CENCELLI. Sono 145 i posti in palio in 27 enti strumentali, società partecipate o controllate dalla Regione. E la spartizione da manuale Cencelli resta quella anticipata tre settimane fa dal Centro, grazie a un pizzino con i numeri esatti di cui venimmo in possesso e che fece saltare il banco.
Erano e restano 73 posti alla Lega, 31 a Forza Italia e 26 a Fratelli d’Italia che però sommati ai 9 di Marsilio permettono ai meloniani di sorpassare i forzisti che non ci stanno. Ed oggi si riuniscono, alla vigilia della scadenza fatidica di lunedì. Infine restano da assegnare 4 strapuntini ad Azione politici e 2 all’Udc. Proviamo a fare il punto.
QUALI SONO. Lunedì, innanzitutto, si decideranno le spartizioni dei posti all’Arap, alle Ater e alle Adsu. Nel primo caso la presidenza va a Fi mentre la Lega ha ceduto il suo posto a Fratelli d’Italia in cambio di Arap Servizi, braccio operativo dell’Agenzia regionale delle attività produttive.
Per le cinque Ater, invece, trapela solo che Forza Italia chiederà Teramo o Lanciano- Vasto. Mentre sui Consorzi di Bonifica c’è malessere perché l’annunciata riforma che riduce a tre i numeri dei membri del Cda non c’è stata, quindi restano prorogate le nomine fatte da D’Alfonso. È salvo per ora solo il posto Enrico Paolini (Saga) il cui incarico va a scadenza naturale (febbraio 2020), ma incappano nello spoil system Fira (Alessandro Felizzi), Abruzzo Sviluppo (Manuel De Monte) e Consorzio industriale Chieti-Pescara (Camillo D’Angelo).
MORIREMO DEMOCRISTIANI. Le nomine saranno decise da Marsilio e dal presidente del Consiglio regionale, Lorenzo Sospiri. Ma i leghisti rivendicano diritti di prelazione su tutto anche se cercano di evitare il marchio di cacciatori di poltrone. E lo fanno in modo abile, vagamente democristiano.
«Ci siamo già riuniti, noi della Lega, prima dell’incontro di lunedì con Marsilio e gli alleati del governo regionale», dice Bellachioma. «Per noi restano validi i numeri anticipati dal Centro ma vogliamo andare al di là delle poltrone. La Regione ha infatti bisogno di manager. Ovviamente, per quanto riguarda i posti da incasellare, la Lega spera di essere rispettata per ciò che è il suo valore, ma posso assicurare», conclude il segretario leghista, «che ogni nostra scelta non sarà una decisione clientelare di partito. In tutti i settori, parlo di sanità, attività produttive, consorzi di bonifica e tutte le regionalizzate, vogliamo discontinuità rispettando esclusivamente il criterio della competenza».

