Posti letto, no ai tagli e più servizi sul territorio da garantire ai cittadini

16 Giugno 2023

In regione servono anche più medici, infermieri e personale ausiliario Le Asl di Chieti e Teramo sono quelle che hanno subìto più riduzioni

La sanità abruzzese scende in piazza. Una mobilitazione per dire "no" al taglio dei posti letto e ribadire «la necessità del potenziamento dei servizi al cittadino e della medicina territoriale». Altro tema caldo, quello delle assunzioni: anche in Abruzzo servono più medici, infermieri e personale ausiliario. Alla manifestazione, che si è svolta a Pescara, hanno aderito l'intersindacale composta da Anaao Assomed Abruzzo, Cimo-Fesmed, Aaroi-Emac, Fassid, Fp Cgil Medici e Dirigenti Ssn, Fvm, Cisl Medici e Uil Fpl. «È a rischio la tenuta sociale del Paese», il grido d'allarme lanciato dai medici, «il sistema sanitario nazionale è in piena crisi dopo anni di definanziamento. Molti si dovranno rassegnare a pagarsi le cure».
POCHI INVESTIMENTI. «In Italia sono stati tagliati 70mila posti letto», spiega Alessandro Grimaldi, segretario Anaao Assomed Abruzzo, «quando un cittadino va al pronto soccorso e si chiede perché non riesca ad avere subito un posto letto nei reparti, deve sapere che il taglio è stato considerevole. Rispetto al Pil degli altri Paesi, l'Italia spende molto meno per la sanità: il 6,1% contro, per esempio, il 9% della Germania che ha otto posti letto ogni mille abitanti, mentre l'Italia ne ha tre. C'è stato un progressivo depotenziamento, coinciso con un aumento della spesa delle persone per curarsi. Si deve saldare una nuova alleanza con i cittadini per dire loro che il diritto alla salute, sancito dalla Costituzione, potrebbe non esserci più».
«Abbiamo coinvolto anche le associazioni di pazienti perché vogliamo che il messaggio venga recepito: la sanità pubblica, in questo momento, è ad altissimo rischio», ha dichiarato Alberto Catalano, presidente federale regionale di Cimo-Fesmed, «ci sono ripetuti tagli ed esigenze aumentate. L'età media cresce e le persone non riescono ad avere risposte. Un recente studio del Crea Sanità», ha aggiunto il rappresentante di categoria, «ha dimostrato come sia aumentata la mortalità, al di là del picco del Covid. Oggi c'è una grossa fetta di popolazione che vive in difficoltà economiche e non può permettersi le cure. Un terzo della spesa sanitaria esce dalle tasche dei cittadini».
MOBILITAZIONE GENERALE. La mobilitazione della sanità ha attraversato, ieri, tutto il Paese: il prossimo 24 giugno, a Roma, è in programma una protesta nazionale promossa dalle sigle dei medici e dall'intersindacale sanità.«Nella sanità negli ultimi 20 anni stiamo assistendo ad un cambio di paradigma, di modello di riferimento in cui non è più il cittadino al centro della assistenza e tutela della salute, ma la prestazione», le parole di Paola Puglielli, segretario generale Cgil Funzione pubblica Abruzzo e Molise, «la cultura dominante all'interno delle organizzazioni sanitarie non è più quella medica e scientifica, ma aziendale e imprenditoriale. Si sono ridotti servizi e prestazioni, mentre si continua a tagliare sulla spesa pubblica».
Ad illustrare i dati sull'Abruzzo, la segretaria generale Fp Cgil Medici, Maria Piccone: «L'umanizzazione delle cure passa prima di tutto attraverso la possibilità di avere operatori sanitari trattati come professionisti che erogano salute», ha detto, «in Abruzzo, non è mai stato applicato un vero piano sanitario regionale, basato su servizi e assistenza al cittadino».
QUI ABRUZZO. Questi i numeri sui tagli dei posti letto nelle Asl abruzzesi: - 32% Lanciano-Vasto-Chieti, -18% Asl Teramo, - 14,4% Pescara e -3,7% Asl Avezzano - Sulmona - L'Aquila. «La riduzione dei posti letto, spalmata su tutti gli ospedali, senza la chiusura di alcun servizio, ha messo in sofferenza tutto il sistema accentuando, se possibile, le lunghe liste di attesa e vanificando il concetto di medicina di prossimità», hanno fatto notare i sindacati, «i piani di fabbisogno del personale delle Asl abruzzesi, per il triennio 2022-2024, si inseriscono in un generale processo di riorganizzazione delle attività e dei percorsi assistenziali per cui i bisogni delle singole strutture verranno soddisfatti attraverso processi di ottimizzazione delle risorse. Ma il personale sanitario è in costante stress lavorativo, in particolare nei servizi di emergenza - urgenza e pronto soccorso». Secondo le sigle sindacali che hanno promosso la manifestazione «la soluzione non può essere aumentare le risorse per gli straordinari o per i turni aggiuntivi. I medici e tutto il personale sanitario non vogliono lavorare di più, ma meglio. Anche perché, lavorare di più e male vuol dire aumentare il rischio di errore e ridurre la sicurezza delle cure nei confronti dei pazienti».
LE PROPOSTE. La sola stabilizzazione dei precari, le cui linee guida regionali sono state sottoscritte il 29 maggio scorso, secondo l'intersindacale medica «non risolve il problema perché non assume personale in più, ma sanitari, medici e operatori comparto, che già oggi lavorano con contratti atipici. C'è bisogno di un piano straordinario di assunzioni a livello nazionale». Nel pacchetto di proposte anche la strutturazione di una rete sanitaria territoriale e l'attivazione di case ed ospedali di comunità, finanziati con il Pnrr.
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