Povertà e rabbia sociale Come uscirne indenni

10 Maggio 2020

I consigli dello psichiatra Di Giannantonio: nei momenti bui sappiamo reagire Ma è fondamentale non sentirsi soli: bisogna alzare la mano e chiedere aiuto

Incertezza, paura, ansia e cambiamenti radicali negli stili di vita stanno facendo affiorare una pericolosa rabbia sociale, che si sta manifestando nelle fasce di popolazione che cominciano a intuire che dalla paura del virus forse si può uscire, ma che la perdita del lavoro e degli status può essere un incubo ancora peggiore. «Dobbiamo contenere questa rabbia sociale», spiega il professor Massimo Di Giannantonio, Ordinario di Psichiatria e direttore della Scuola di specializzazione in Psichiatria all’università d’Annunzio. «Da clinico e scienziato sono assolutamente ottimista per quanto riguarda il futuro, perché l’umanità ha subito, nel corso della sua storia, prove drammatiche, ma ha sempre trovato la strada per superare le difficoltà più estreme. Come popolo italiano abbiamo sempre dato il meglio nelle avversità».
Disoccupazione, sussidi previdenziali che tardano ad arrivare e paura del futuro portano alla rabbia sociale. Professore, come calmarla e quali consigli può dare?
«Il concetto di rabbia ha una duplice declinazione. Da una parte l’accezione positiva come sinonimo di reazione ad un momento di difficoltà. L’altra dimensione è legata alla forza istintuale regressiva, distruttiva, infantile e velleitaria. La rabbia la dobbiamo declinare secondo queste due modalità, ovvero positiva e negativa. La rabbia è un sentimento diffuso ed è una conseguenza psicologica, quando va bene, e psicopatologica, quando va male, a condizioni socio-economiche susseguenti ad una grave tragedia. La pandemia da Covid è pesante e dolorosa, tant’è che a questo momento storico si accostano le grandi tragedie. Per gli abruzzesi, ad esempio, come il terremoto del 2009 all’Aquila. Per contenere e calmare la rabbia sociale io mi spingerei a fare qualche lieve e rispettosa critica alla linea del governo. Quando si promettono cose come che nessuno rimarrà indietro, che tutto sarà come prima, che non ci saranno conseguenze e nulla sarà modificato dalla crisi, da psichiatra separo gli elementi della realtà a quelli della fantasia e della fuga dalla realtà. Dico che vi è un eccesso di rassicurazioni che tendono a dipingere una realtà idilliaca rosea, che nella percezione dell’opinione pubblica è molto diversa. Per questo motivo si innesca la rabbia sociale. Nel dipingere una realtà immaginifica, addomesticata e addolcita, nelle persone che vivono una situazione difficile si solleva una rabbia che è sinonimo di indignazione».
Consigli a livello clinico?
«Possiamo chiedere aiuto alle straordinarie istituzioni che rendono civile ed evoluto il Paese, come le associazioni di volontariato, quelle a matrice religiosa, quelle degli enti locali e della previdenza sociale. La cosa fondamentale è quella di non sentirsi soli: alzare la mano e chiedere aiuto. Poi in seconda battuta, per superare delle crisi, può esserci il ricorso alle help line gratuite che sono state realizzate dalle aziende sanitarie locali, dagli ordini professionali e associazioni di psicoterapia. E poi, davanti a crisi più forti, c’è la possibilità di accedere ad interventi psicofarmacologici».
Ovvero?
«Per esempio quelle persone che ricorrono ad un aiuto farmacologico che riguarda l’ansia e l’alterazione fisiologica del ritmo sonno-veglia. Quest’ultima è il campanello d’allarme. Quando si interrompe il ritmo sonno-veglia, si apre la strada all’angoscia e ai sintomi depressivi. Quindi con l’utilizzo di tranquillanti e ansiolitici, anche se la scuola moderna punta alla terapia mirata per il disturbo sonno-veglia nel trovare molecole antidepressive per risolvere i sintomi».
Chi sono i soggetti più fragili?
«Gli anziani, in primis. Le persone che hanno problemi sul lavoro, quelle che hanno problemi di tipo fisico e situazioni di allontanamento e di rapporto con la famiglia. Poi, le fasce più deboli sono anche gli adolescenti. La scuola, per esempio, è un pilastro per la stabilità psichica. I ragazzi si sono visti derubati del loro presente e della costruzione del loro futuro».
Circola sul web un video in cui si vede un uomo, fermato e multato dai vigili urbani di Francavilla perché non indossava le cinture di sicurezza, che ha reagito dando in escandescenze davanti a un agente. Qual è il suo giudizio?
«Ho pensato a quel concetto che nella nostra disciplina viene definito “concetto di vulnerabilità”. Cosa c’è tra una persona apparentemente sana e una persona dichiaratamente malata e lo spazio che viene occupato tra queste due fasi? C’è la persona vulnerabile, che non ha mai dato segni di patologia psichiatrica e comportamentale, ma che presenta nel suo contesto psichico degli elementi di vulnerabilità, causati da problemi sul lavoro, da lutti, separazione famigliare o violenze domestiche. Quando questa vulnerabilità, ovvero una base che ha equilibrio precario, viene sottoposta a degli stress potenti, come l’isolamento e il rischio di un futuro incerto, si trasforma in uno scompenso clinico psichiatrico e si hanno certe reazioni».
Vivremo in un mondo migliore o no?
«Non ci sono scorciatoie, non bastano i proclami come “tutto andrà bene” per avere la certezza che le conseguenze non saranno dolorose. Ci sono due considerazioni da fare. È sotto gli occhi di tutti la reazione della sanità in ambito organizzativo davanti ad una cosa spaventosa come la pandemia. I medici e gli operatori sanitari hanno dato una dimostrazione di forza mai vista prima. Dall’altra, però, stanno già comparendo i primi studi che descrivono lo stress da iper-fatica professionale, le frustrazioni e insofferenze rispetto alla iper “tecnologizzazione” nelle relazioni umane. Ci sono dati preoccupanti sullo stress da iper connessione da video terminale e video conferenza. La tecnologia, se non è utilizzata con misura e rispetto, rischia di essere elemento pericoloso a livello mentale».
Arte, spettacolo, musica e sport, quanto possono incidere sulla popolazione in futuro?
«Il cervello dell’essere umano funziona con due grandi generatori di energia. L’emisfero cerebrale sinistro è quello della logica, della misura e del contatto con la realtà. Ma è molto importante l’emisfero destro, ovvero quello degli istinti, dei sogni, delle emozioni e dei desideri. La cultura è la rappresentazione e la realizzazione delle istanze fondamentali dell’essere umano come fantasia, progetto e piacere. Il teatro, la musica e lo sport sono attività fondamentali paragonabili a quelle economiche, a quelle logiche e numeriche. Il ricorso alla cultura e alla gratificazione per il cibo dell’anima è altrettanto importante».
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